I promessi sposi Ds-Dl rimandano le nozze

Appuntamento al 2007 tra distinguo e critiche. Angius e Mussi minacciano il no

Fabrizio De Feo

da Roma

È una confluenza lontana e tormentata quella dei Ds e della Margherita nel Partito democratico. Un progetto che, alla prova dei fatti e del dibattito interno ai due partiti, appare ancora come un’ipotesi di scuola, un approdo impossibile da raggiungere in assenza di conflitti e scissioni sull’uno e sull’altro fronte.
I segnali che arrivano dai due principali soci di questa holding, in due riunioni parallele convocate nello stesso giorno, sono decisamente in chiaroscuro. La Margherita, nell’assemblea federale del partito, indice il congresso nella primavera del 2007. Un appuntamento in cui la formazione di Francesco Rutelli dovrà dire sì o no al Partito democratico e decidere se e quando i Dl si scioglieranno. A vederla così quella sancita ieri all’unanimità dall’assemblea potrebbe quasi sembrare una tappa storica. Tuttavia, in quello che si ascolta nei numerosi interventi all’hotel Ergife, c’è una costellazione di dubbi, timori, distinguo e anche qualche aperta denuncia di quello che si muove nella pancia del partito. Timori dichiarati apertamente da uno dei maggiorenti del partito come Pierluigi Castagnetti. «La rottura dei cattolici, cari amici del Partito democratico, la dovete mettere in conto» ammonisce il dirigente «se i valori che rappresentano non avranno pari dignità delle altre tradizioni all’interno del Pd. Non si possono tacere i problemi per compiacere».
Se Sparta piange, Atene non ride. E così anche dal Consiglio nazionale dei Ds arrivano segnali non proprio confortanti. Piero Fassino, fiutata l’aria, prende tempo. «Si può aprire il dibattito senza precipitare le decisioni perché siamo padroni di noi stessi e non pregiudichiamo né alla nostra sovranità né alle responsabilità degli iscritti». Il segretario propone quindi di riconvocare in autunno il Consiglio per definire «quando e come andare al congresso nel 2007». Nel frattempo sostituisce nove membri della segreteria. Con un’uscita pesante: quella di Gianni Cuperlo. Una mossa che fa sì che di dalemiani in segreteria rimanga il solo Nicola Latorre. L’attenzione, però, è soprattutto puntata sul Partito democratico. Un tema su cui dalla sinistra Ds vengono dettati altolà quantomai duri. «Il Partito democratico si farà, ma io non assicuro la mia presenza» minaccia Gavino Angius. Altrettanto scettico Cesare Salvi. «Il congresso dei Ds per far decidere gli iscritti se fare il Partito democratico si faccia al più presto» chiede il leader di Socialismo 2000. «Dalla Margherita è stato affermato più volte che il nuovo soggetto politico non entrerà mai nel Pse perché superato, tesi legittima, ma il superamento del socialismo europeo devono deciderlo gli elettori». Quindi Salvi proietta la questione sulla navigazione dell’esecutivo. Con un monito: «Bisogna fare molta attenzione a non avviare iniziative che possono danneggiare il governo».