I prossimi dieci anni saranno tutti in salita

da Milano

Cresce, ma con battute d’arresto. È grande, ma è spezzettata: 105 miliardi di fatturato nel 2004, 264mila dipendenti, 6.700 aziende con più di nove addetti. L’industria alimentare italiana è il secondo comparto manifatturiero (il 12% del valore aggiunto) del Paese, dopo quello metalmeccanico. Nel 2004, per la prima volta da vent’anni, ha fatto registrare un sia pur moderato calo produttivo (-0,2%), il saldo commerciale con l’estero è attivo per oltre due miliardi di euro, ma in calo dell’8,7%: le importazioni sono aumentate del 5,9%, le esportazioni solo dello 0,6%. Secondo uno studio che verrà presentato domani a Roma al Forum di Federalimentare, la produzione alimentare italiana nel prossimo decennio crescerà dell’1% annuo (12,2% aggregato) a fronte di una previsione del 25% per i servizi e di un 17% del totale dell’industria. Peggio ancora la crescita del valore aggiunto, che sul decennio sarà del 7%, mentre i costi di produzione esterni (energia, servizi, trasporti, credito) saliranno del 15,7%. Calerà del 10%, e questo è allarmante, la percentuale di materia prima agricola italiana trasformata dall’industria nazionale. I prezzi dei prodotti alimentari alla produzione sono attesi in calo del 10% a causa delle flessione internazionale delle materie prime (e questo spiega perché le imprese acquisteranno di più all’estero). Un altro dato negativo viene dall’export di prodotti trasformati: la quota si attesterà su un «deludente» (così lo definisce lo studio) 15-16 per cento. La redditività delle piccole e medie imprese calerà del 30%, con un forte rischio di essere espulse dal mercato con costi che arriveranno al 105% dei ricavi, contro un 94% delle grandi imprese.