I PROVVEDIMENTI ANTICRISI

«Un buon segnale, ma io sono euroscettico: finora la produttività dei fondi Ue a sostegno delle imprese è stata bassa. Sarà responsabilità di Bruxelles, e anche dell’Italia, mostrare che questa volta non sarà così». Così il commento a caldo del direttore del Cerm, l’economista Fabio Pammolli, alla manovra di Bruxelles.
Quindi, che ne pensa del pacchetto da 5 miliardi per il settore automobilistico?
«Ben venga, anche se non avrà un effetto immediato sui consumi, ma solo nel medio periodo, per spingere le case verso una maggiore attenzione ambientale. L’importante è che non siano sussidi indifferenziati, altrimenti è un’occasione perduta. La Ue dovrebbe invece seguire l’esempio degli Stati Uniti, stimolando la concorrenza per alzare gli standard tecnologici».
In materia di tecnologia, ci sono 2,1 miliardi destinati proprio a questo: fabbriche del futuro, palazzi ecologici, internet ad alta velocità...
«Anche qui, il nodo è sempre quello della competitività. I sussidi a pioggia, o distribuiti stile manuale Cencelli, sono solo una flebo al sistema malato, non la cura. Bruxelles non ha una tradizione nel disegnare schemi di domanda pubblica competitiva, ma può e deve imparare la lezione degli Stati Uniti e di Israele. Per l’Italia, poi, la priorità è spendere bene i fondi Ue e ripartire con una politica nazionale di infrastrutture».
Chi si aspettava la sospensione di Maastricht, invece, è stato deluso.
«Lo sforamento c’è, sia pure temporaneo e pilotato. E bene hanno fatto il premier e il ministro Tremonti a dire che, anche se la misura fosse stata più energica, l’Italia non l’avrebbe adottata. In questo momento infatti il nostro Paese deve contemporaneamente stimolare la crescita e ridurre il debito, e quindi occorre tenere sotto controllo il rapporto deficit/Pil, ma al tempo stesso rilanciare i consumi».
Bruxelles però non ha neanche considerato l’idea di tagliare l’Iva, sia pure temporaneamente, come ha fatto il governo di Londra.
«Proprio per questo credo che spetti al governo italiano dare un segnale forte, e darlo adesso, prima di Natale. Il crollo dei consumi familiari nel nostro Paese è il più preoccupante a livello europeo e uno dei più seri a livello internazionale. E misure come la social card non possono essere le uniche, perché la caduta dei consumi riguarda anche le fasce medie di reddito. Propongo quindi al governo di rimuovere gli ostacoli amministrativi che impediscono di anticipare i saldi, per dare impulso al rilancio dei consumi».