«I pugni a 40 anni? Mi fa paura soltanto smettere»

Tocca al duro. Più duro che macho. Anche se il nome, Giacobbe, il soprannome Gabibbo, e quegli occhi da cerbiatto in fuga, potrebbero raccontare tutt’altra storia. Invece no. Giacobbe Fragomeni è un campione del mondo, mai una vita facile, neppure sul quadrato. «Le botte fanno male», il ritornello non scade mai. Campione con la valigia: sabato sarà a Kiel, difenderà la cintura massimi leggeri Wbc contro l’ungherese Zsolt Erdei. Imbattuto in 30 match. «Uno tosto e duro», spiega Giacobbe. «Ma a questi livelli lo sono tutti. Ed io metto il mio: coraggio, tenacia, forza, grinta».
Ed anche 40 anni suonati. Scusi la solita domanda: non sono troppi?
«Ma che dice? La boxe è passione e vita, gli altri mi danno forza».
Gli altri, chi?
«È mai andato a correre sulla montagnetta di San Siro? Ci provi, è un’esperienza. Vedo ragazzi di 60-70 anni, io corro tranquillo e loro passano. Però, che forza! Che volontà! L’ultima volta ne ho incontrato uno di 92-93 anni, ha fatto la guerra, ha una pensione minima, ma era uno spettacolo. Sono loro la mia forza».
Sul ring volano pugni...
«Finché mi diverto e il fisico regge, va bene. Mi fa paura smettere, spero il più tardi possibile. Mi piace essere coccolato dalla gente. Poi va a finire che non ti considera più nessuno».
Stavolta ha un secondo obbiettivo: riscattare il machismo italiano. Le donne azzurre hanno fatto faville, gli uomini un po’ pena....
«Non le invidio. Ma se può aiutare la causa, sono qui. Conta portare a casa medaglie, siano femmine o maschi. Insomma sono per l’Italia: meglio mostrare quanto siamo bravi. E noi pugili l’abbiamo dimostrato».
Si riferisce agli ori mondiali di Cammarelle e Valentino?
«Spero di esserci anch’io. A proposito, nel ring abbiamo la Galassi. Niente male. La boxe sta risalendo, anche se serve tempo per diventare campioni».
Peccato che la grande Tv, dalla Rai ai canali maggiori, si sia dimenticata del suo mondiale (sarà su Dahlia)...
«Sì, siamo alla tv dei reality e poco altro. Interessa solo il calcio. Possibile che nessuno voglia investire qualche soldo? Se facessero il Processo del lunedì agli sport vari, a forza di parlarne farebbero audience. È la ricetta del pallone: ne parlano così tanto che, alla fine, paga».
Siamo un popolo di tifosi di calcio....
«Lo sono anch’io. Ma alla gente piace l’altro sport: lo dice l’audience delle Olimpiadi. Prendete il caso All Blacks. Ora ne parlano tutti, fra qualche giorno: dimenticati».
Si sente un po’ abbandonato? Campione del mondo che combatte all’estero, senza nemmeno la Rai...
«Vedrete che se vinco, mi verranno a cercare. Ma saranno accolti come meritano. In Germania seguono il pugile negli allenamenti, perfino quando mangia, come in un reality».
Ha invidiato David Haye: tempo fa l’ha sconfitta per il mondiale, poi le ha lasciato il posto. Ora ha battuto il mammuth Valuev ed è campione dei massimi?
«Non potrei diventare come lui: troppo basso per affrontare certi bastioni. Gli invidio i soldi, quelli che avrà intascato. Almeno sarà tranquillo per il futuro».
Invece lei?
«Prendo una borsa che, tolte le tasse tedesche e quelle italiane, forse mi servirà per acquistare una casetta. E il portafoglio resterà vuoto. Dopo venti anni di carriera non avrò altro. Addio al sogno di mettersi a posto per tutta la vita. Non sono come un calciatore, un cestista americano, come Tyson o De La Hoya che hanno incassato un sacco di soldi».
Se perde, smette?
«Non voglio. Posso ancora conquistare il titolo italiano e quello europeo».
Irriducibile come nella vita...
«E mi arrabbio quando vedo uno come Tyson che ha sbattuto via i soldi per ignoranza. Ci pensa che si è mangiato 800 milioni di dollari?».
Lei cosa ne avrebbe fatto?
«Non so. Con il Comune stiamo cercando di fondare un centro multisportivo per ragazzi che rischiano la perdizione. Sa, alla Stadera, dalle mie parti. Io ho avuto l’oratorio e mi ha aiutato».
Lei ha visto di tutto. Alla faccia dei pugni sul ring...
«Appunto. Ci sono ragazzi che pensano di avere tutto e hanno niente. Puntano alla via più facile: droga, spaccio. Non sapendo che la vita presenta brutte sorprese. Alla fine finisci in galera e ti ammazzano l’esistenza».
Ci vorrebbe un po’ di boxe?
«Guardi vedo gente in palestra: dottori, imprenditori.. Sfogano tutto, diventa una droga. Ma per emergere nella boxe bisogna essere poveri. È lo sport dei poveri».