Per i quarti gli spagnoli decidono l’arbitro

Incidente diplomatico: il fischietto di Spagna-Italia sarà scelto da de Villar, presidente della commisione designatrice ma anche numero uno della federazione iberica. In lizza Fandel e De Bleeckere. Ieri l'ultima qualificata: <strong><a href="/a.pic1?ID=270160" target="_blank">la Russia fa fuori Ibra e la Svezia</a></strong>

Baden - È un osso duro questo Donadoni appena passato dal richiudere in fretta e furia le valigie al bisogno di riaprire la lista d’attesa per il carro del vincitore. È un osso, appunto, soprannome coniato a Milanello a testimonianza della sua feroce determinazione: puoi addentarlo, puoi spolparlo, impossibile ridurlo a pezzi. Così accadde al debutto da Ct nel girone di qualificazione: pari a Napoli con la Lituania e sconfitta a Parigi contro la Francia. Appena dubbi e critiche montarono, lui si fece strada con una striscia di risultati che lo portò fino al trionfo di Glasgow.

È un osso duro ma è anche un uomo di mondo, non si nasconde dietro un dito. «So perfettamente quel che sarebbe accaduto se avessimo mancato il successo anche se non ho mai ceduto a un pensiero negativo» è la sua franca ammissione il primo giorno in cui può sciogliersi in un sorriso disteso, con il pass per i quarti in tasca e qualche titolo favorevole davanti agli occhi. Lippi dietro l’angolo, con un contratto definito nei dettagli e uno staff già allestito, non era un semplice pettegolezzo giornalistico: lo sa benissimo. Perciò il gradimento assoluto resta più che per il 2 a 0 luccicante, per lo spirito del mondiale visto riaffiorare a Zurigo: il secondo può portarlo lontano. «Non c’ero in Germania, non so come fosse, so che nello spogliatoio il rapporto è favoloso, so di che pasta è fatta questo gruppo» la sua convinzione concentrata adesso in un dvd, «lo mostrerò ai ragazzi per far capire loro che neanche tutta la prova contro l’Olanda è da cestinare» racconta.

Questo Donadoni è un osso duro, nelle convinzioni oltre che negli orientamenti tecnici. Non ebbe un solo dubbio su Van Basten e sull’Olanda in tempi non sospetti. «Non l’ho chiamato ma giuro che non sarebbe cambiata affatto la mia considerazione nei suoi confronti con un risultato diverso, conosco benissimo la persona» garantisce prima di controfirmare l’opinione di chi considera il calcio italiano «l’ultimo in grado di fare la morale a qualcuno in materia di “biscotti”». Adesso che si ritrova nuovamente in piedi, dinanzi alla Spagna, cliente «tosto e complicato», il Ct osso duro non riesce a covare rancori. «Le voci su Lippi non mi hanno provocato alcun fastidio, io mi riparo solo dalla pioggia e dal sole» la sua tranquillità esibita. Quanto alle critiche, talune feroci, altre condite da sfregi personali, nessun conto da regolare. «Da 4-5 giorni ho sospeso la lettura dei giornali, non per mancanza di rispetto» l’autodifesa adottata. «E adesso se vogliono salire sul carro, c’è posto per tutti» aggiunge generoso. Non certo è il tipo da fare liste, alla Bearzot per intendersi. Piuttosto sa che il quarto di finale di domenica sera contro la Spagna è un salvacondotto momentaneo, non la garanzia assoluta per restare sulla panchina azzurra fino al Sud Africa. «Gli esami non finiscono qui» chiosa. Prima di impegnarsi con un pronostico generico: «Non so se arriveremo in finale, so che possiamo battere chiunque». Sorvola sulle assenze di Pirlo e Gattuso, «come feci con altri assenti più illustri» (riferimento a Totti e Nesta, ndr), difendendo tutti, Toni e gli altri esclusi (Di Natale e Del Piero), mai rinnegando la prima scelta di lasciare fuori contro l’Olanda De Rossi, «lo rifarei e non perché sia uno cocciuto», tessendo le lodi di Cassano e Perrotta, «per il sacrificio dimostrato».

Dinanzi alla Spagna spunta un grave incidente diplomatico. L’arbitro di questa sfida viene designato (oggi) dalla commissione apposita guidata, udite udite, da Villar, il presidente della federcalcio spagnola. Non è un palese conflitto d’interesse? Sul caso Giancarlo Abete sorvola in pubblico ma in privato se ne preoccupa. «Mi sta bene chiunque sia il prescelto» è la risposta per un cronista spagnolo. I fischietti in ballottaggio sono due, di grandissima garanzia: Fandel, il tedesco, e De Bleeckere il belga. Resta la gravissima anomalia: all’europeo gli arbitri vengono designati dal presidente di una nazionale in corsa. È come se Moratti o chi per lui, fate voi, designasse al posto di Collina. Alzi la mano chi lo considera normale.