I Queen hanno smesso il lutto

Parli dei Queen e pensi a Freddie Mercury. Facile, era lui l’icona, il frontman, l’uomo che bucava lo schermo e ipnotizzava platee sterminate. Ma i Queen erano, e sono, molto altro. C’era John Deacon, bassista taciturno, preciso e raffinato, che qualche anno dopo la scomparsa di Mercury ha deciso di ritirarsi. E ci sono Brian May e Roger Taylor, chitarrista e batterista. Fondatori della band e autori di tanti grandi successi (Radio Ga Ga, We will rock you, A kind of magic, The show must go on). Già, perché in pochi sanno che tra i tanti record - di vendita, di soldi spesi per la realizzazione dei videoclip, di spettatori presenti a un concerto - i Queen ne hanno uno davvero unico: sono l’unica band, nella storia del rock, in cui ogni membro ha scritto almeno una canzone arrivata al numero uno delle classifiche. Questo lungo preambolo per dire che May e Taylor, in concerto venerdì al Palalottomatica con l’ottimo Paul Rodgers, sono musicisti e autori di talento e non semplici fiancheggiatori del mito Mercury. Hanno subìto valanghe di critiche per la scelta di tornare a esibirsi col nome Queen, pubblicando addirittura un nuovo album con Rodgers. Ma il disco, The cosmos rocks (titolo voluto dal professor Brian May, cattedratico di astrofisica), ha sorpreso anche i detrattori, grazie al suo rock all’antica, ruvido, vigoroso e venato di blues. Dalla trascinante apertura di Cosmos rockin’ al breve reprise strumentale che chiude l’album, si alternano ballate in cui spicca la bella voce di Rodgers e brani in cui il marchio hard-rock dei Queen è in evidenza. Un album da ascoltare per intero, scelta rischiosa e piacevolmente anacronistica in un periodo in cui la musica si ascolta a frammenti, mp3 per mp3. Scelta intelligente quella di lavorare con Paul Rodgers, che di storia della musica ne ha fatta un bel po’ per conto suo, con i Free e i Bad Company. Intelligente perché è quanto di più diverso ci possa essere da Mercury e non rischia di essere sottoposto a scomodi paragoni. In molti avrebbero preferito George Michael, che nel ’92 fu superbo al Freddie Mercury Tribute interpretando Somebody to love. Ma quei molti forse non hanno immaginato Michael, elegante e imperturbabile, alle prese con il rock duro di Tie your mother down e I want it all. Altri volevano Robbie Williams, che pur di suonare un po’ coi Queen avrebbe fatto di tutto. Insomma, i Queen e Paul Rodgers ci sono ancora. Hanno tutto il diritto di esserci e di cantare le loro canzoni, nuove e vecchie. The cosmos rocks non sarà un capolavoro, ma neanche offuscherà o scalfirà il mito di Freddie Mercury e di grandi album come A night at the opera o Innuendo. E se volete scoprire come si fa un concerto rock, vi troverete al cospetto di tre maestri dello spettacolo dal vivo. Lo dimostra il fatto che al debutto del tour, in Ucraina, i Queen si sono affacciati sul palco e hanno trovato davanti a loro 350mila spettatori. E a Mosca, pochi giorni dopo, hanno dovuto aggiungere due repliche. Per ricambiare l’affetto del pubblico, hanno messo in piedi un concerto di oltre due ore e mezza, con classici dei Queen e di Paul Rodgers e qualche brano tratto da The cosmos rocks. E Freddie, anche se virtualmente, c’è ancora. La sua voce si intreccia a quella di Rodgers su Bohemian Rhapsody ed è protagonista assoluta in Bijou: lo spettacolo deve andare avanti.