I rabbini boicottano la El Al: "Volare di sabato è peccato"

Massimo M. Veronese

Rabbini così rabbiosi in giro non si vedevano da tempo: «Questa scusa l’abbiamo già sentita almeno un altro paio di volte nell’ultimo mese: adesso basta». Degli iradiddio. Scatenati contro la El Al, la compagnia di bandiera israeliana, colpevole, in fondo, solo di una buona azione: aver recuperato con dei voli speciali centinaia di israeliani bloccati negli Stati Uniti da uno sciopero a sorpresa. «Un’eccezione assoluta motivata da ragioni umanitarie», avevano spiegato alla El Al. Tabella di volo rispettata, in perfetto orario, peccato solo, è il caso di dirlo, non aver buttato un occhio al calendario, che di sabato rispetta il giorno del riposo sabbatico. Apriti cielo. Il leader degli ebrei ortodossi ashkenaziti, cioè occidentali, Yossef Shalom Elyashiv ha spiegato col ditino alzato e la barba elettrica che adesso guai agli zeloti se salgono di nuovo a bordo di quegli aerei. Perché il rabbino, che ha cent’anni suonati e che rimbombano pure nelle orecchie, ha spiegato serio serio che la sicurezza degli aerei El Al non è certo merito né dei super agenti speciali di scorta ai velivoli, né dei sofisticati sistemi di controllo che, per esempio, possono disorientare i missili terra-aria. Ma dell’Altissimo in persona che guida e sorveglia paterno gli aerei con la stella di Davide. Non rispettare il sabato è offesa diretta al controllore di volo che sta nell’alto cieli: «Se la El-Al non difende il riposo sabbatico l’Onnipotente non la protegge più e salire sui suoi aerei diventa pericolo di vita», ha infierito Haim Kaniewsky all’emittente ortodossa Radio Kol-Hay.
Non è un affare da poco. Gli ebrei ortodossi rappresentano il 30 per cento dei passeggeri, soprattutto in direzione Londra e New York, soprattutto durante le feste ebraiche o le vacanze estive. Sul boicottaggio deciderà un vertice che riunirà tutti i grandi nome dell’ortodossia, generali a cui basta pronunciare una sola parola per spostare centinaia di migliaia di passeggeri da una compagnia ad un’altra.
Una a dire la verità si è fatta già avanti perché, religione o non, gli affari sono pur sempre affari: la Israir, secondo il quotidiano Globes, ha promesso di cessare per sempre i voli di sabato se i rabbini si pronunceranno a suo favore e che il cibo offerto ai passeggeri sarà confezionato solo in base alle più strette regole culinarie dell’ebraismo. Certo si tratta di una compagnia ancora in fase di crescita, con soli tre voli settimanali per New York, per non più di seicento eletti, ma i saggi potrebbero anche consigliare una compagnia straniera: non essendo gestita da ebrei può tranquillamente volare di sabato, senza però religiosi a bordo. Unico problema: viaggiare potrebbe costare di più. E la cosa a questo punto diventerebbe molto poca ortodossa...