I racconti crudeli di Villiers de L’Isle-Adam

La vera rivoluzione della propaganda elettorale? Basta affissioni, talk show, confronti tv e santini. La nuova frontiera sarà quella di vedere i vostri candidati preferiti proiettati direttamente in cielo. Questa l’idea del grande scrittore francese Villiers de l’Isle-Adam che nel 1875 nel racconto intitolato La pubblicità celeste immagina che il cielo notturno venga utilizzato dai proprietari dei magasins de nouveautés, i grandi magazzini, come un enorme schermo su cui proiettare non solo le «novità» commerciali ma anche e soprattutto le immagini di un cielo non più popolato dalla noia delle stelle ma da brillanti affiches pubblicitarie. Non solo prodotti ma anche e soprattutto una campagna elettorale a dir poco celeste. Dire profetico è dir poco: non è ancora così, ma in questa «società dello spettacolo» poco ci manca. Per adesso godiamoci le stelle e la raccolta Racconti crudeli di Villiers de l’Isle-Adam finalmente pubblicata, dopo anni di oblio e di traduzioni da dimenticare, in un’edizione tradotta e curata da Giuseppe Montesano per Mondadori (pagg. 292, euro 9). Onore al merito a Montesano, già autore di una biografia capolavoro di Charles Baudelaire, Il ribelle in guanti rosa, per l’attenzione a questi racconti che rischiavano di essere relegati nei reparti horror delle librerie. Perché sono racconti, testi pubblicati in origine su riviste e giornali e poi riuniti nella prima edizione nel 1883, quasi sempre considerati appartenenti al genere fantastico o fantascientifico.
Nulla di più inesatto: facendo propria la lezione, soprattutto di Baudelaire, Isle-Adam racconta con feroce e disincantata ironia la sua lotta contro il mondo moderno. In una Parigi trasformata in un’enorme insegna pubblicitaria Isle-Adam si scaglia contro l’ottusità borghese di un mondo che continua a progredire ma in cui nessuno sembra progredire veramente. Con una prosa raffinatissima e moderna, ammirata da tanti suoi contemporanei come Verlaine; Mallarmè o Yeats e al contempo avversa a molti Isle-Adam dimostra di essere tra i grandi dimenticati della letteratura francese. Presentato proprio da Verlaine nel suo Poeti Maledetti (1888) come un uomo e uno scrittore che «vive negli occhi il ricordo insieme di un fuoco d’artificio, di un incendio, di una serie di lampi e del sole», Philippe-Auguste Villiers de l’Isle-Adam è stato spesso etichettato come un idealista privo di speranze. Perché in quella Francia «occupata» dall’eccitazione democratica lo scrittore in ogni sua opera, su tutti questi Racconti Crudeli ma anche in un romanzo fantastico come Eva futura, si scaglia contro l’idea della democrazia politica, intesa nei suoi aspetti di inconsapevolezza civile. Un concetto che Isle-Adam riprende, senza esserne una copia sbiadita, dal Baudelaire meno conosciuto, quello del Mio cuore messo a nudo in cui annota le connessioni tra voto popolare, mezzi di comunicazione di massa e moderne dittature plebiscitarie. Infatti in un altro dei 24 racconti, intitolato I due indovini, è una tra le invettive più feroci contro il giornalismo contemporaneo. Protagonisti il Direttore di un quotidiano intento a spiegare ad un poeta cosa significa comunicare: «Il pubblico non legge il giornale per pensare o riflettere ma per essere rassicurato e riavere sotto forma di escremento il proprio rimastichio mentale; non bisogna disturbare la sua eterna siesta con l’insonnia dell’intelligenza». Ne Il desiderio di essere uomo si racconta, invece, di un attore sul viale del tramonto che comprende di non aver mai vissuto la realtà ma di averla soltanto recitata. In pochissime pagine un ritratto spietato di tutti noi: attori non professionisti e mal pagati della quotidiana recita sociale. Ma se siete ottimisti potete accantonare l’idea dei Racconti crudeli, dimenticare dell’idea di leggerli e a quest’articolo rispondere nel vostro silenzio catacombale come il Direttore del giornale protagonisata del racconto. Dopo un pomeriggio passato a discutere dei massimi sistemi, di serietà e deontologia, di arte e di sincerità, conclude dicendo «Avanti, siamo seri. Cosa mangerò di buono questa sera?».