I radical chic che insegnano a Ornaghi il suo mestiere

Quando ti danno un ministro della cultura nuovo nuovo qual è la strategia migliore? Beh, tirarlo subito per la giacchetta o, in questo caso, per il suo ermellino, da ex Rettore della Cattolica. Una scelta a prescindere, forse improntata ad un vecchio proverbio lombardo di quelli che piacevano, a Piero Chiara: «Chi vusa pusè, e prima, la vaca l’è sua». Ecco allora che Lorenzo Ornaghi, un signore che sin qui si è gestito, con un certo successo, un ente culturale non proprio di seconda fascia, si è trovato istantaneamente a essere bombardato da buoni consigli, da lettere, petizioni, richieste, proposte, telefonate, suggerimenti calorosi, accorati appelli (dalla Crusca)...
Insomma l’assedio al titolare del Mibac è partito ancor prima che il suddetto titolare avesse il tempo di fare alcunché, anzi senza lasciargli nemmeno il tempo di dire quello che vuol fare. Infatti, essendo persona prudente, per il momento sta ancora chiuso nel suo silenzio stampa e lavora a sbrigliare questioni delicate e indifferibili come quelle dei sottosegretari o la creazione della Conferenza delle Soprintendenze ai beni culturali di Roma Capitale. Mentre prende contatto con la macchina del Ministero (un orologio con davvero un sacco di ingranaggi), però, già c’è chi vuole, magari con le migliori intenzioni, insegnargli il mestiere. Giusto per fare un esempio: Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice e presidente onorario del Fai, si è premurata di aderire ad una lettera aperta, firmata anche da Italia Nostra e WWF Italia, che dopo aver detto tutto il male possibile delle precedenti gestioni invita il ministro a «pensare, assieme, a modalità innovative, ma trasparenti e regolate, di acquisizione risorse, dagli enti locali ai privati...». Ovviamente l’accento della richiesta sembra essere su quell’«assieme», non sia mai che Ornaghi faccia da solo, magari come quei cattivoni di Bondi e Galan...
Ed è pure già partito il refrain del tecnico no abbastanza tecnico... Per carità, a livello di chiacchiericcio, ma Ornaghi sì è un professore, ma non abbastanza professore. Non sa proprio tutto quello che c’è da sapere: non ha fatto il soprintendente, non è mai stato all’opificio delle Pietre dure e magari, orrore, non distingue al primo sguardo la differenza tra un opus incertum e un opus reticolatum. Insomma essere tecnici, che Ornaghi conosca il mondo culturale è lapalissiano, non basta: c’è sempre qualcuno più tecnico di te, e te la spiega lui... Sempre la Crespi parlando a Repubblica ha messo i puntini sulle i: «Non so quanto sia al corrente di tutti i problemi del suo settore...». Forse è per questo che Ornaghi in una delle poche battute che si è lasciato scappare (preso a tradimento mentre fumava) ha precisato: «Non è più il momento delle deleghe. Non le diamo più a nessuno». Tutti avvisati.