I radicali avvertono Veltroni: "Resteremo noi stessi". La Binetti: "Tutto ci divide da loro"

Il partito di Pannella pronto a sottoscrivere l'accordo con il Pd va fatto ma senza che vada persa la ricchezza radicale. La Bonino: unica via possibile. Ma nel partito di Veltroni è scontro con i cattolici. La Binetti: pronti a dare battaglia, tutto ci divide dai radicali

Roma - L'accordo con il Partito Democratico va fatto, ma, contemporaneamente, non deve andare persa la ricchezza radicale. E' questo primo messaggio che arriva dalla riunione congiunta del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e del Consiglio Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, convocata all'hotel Ergife con all'ordine del giorno l'intesa siglata con il Pd in vista delle elezioni. La riunione si è aperta, assente, per il momento Marco Pannella, con gli interventi di Rita Bernardini e Marco Cappato. "In queste ore - è stato l'appello della segretaria di Radicali Italiani - dobbiamo comprendere come dobbiamo agire e in quale situazione ci troveremo il 15 aprile".

Il punto è, aggiunge, che "vogliamo non si chieda ai radicali di smettere di fare i radicali e per questo non ci vuole molto: ci vuole ascolto e la volontà di andare in fondo alle questioni". Per agevolare questo, ragiona Bernardini, agendo in una situazione come quella italiana, nella quale "non c'é democrazia" ma esiste un 'caso Italia', i radicali devono impegnarsi con l'iniziativa "creativa" che li caratterizza. A partire da subito. "Mi viene in mente il 1996 - dice Bernardini - quando era in ballo l'accordo con Berlusconi. Lì, di fronte all'intuizione e alla richiesta che ci era stata fatta da Marco, forse c'é stata una mancanza di forza di slancio da parte nostra. Pannella ci aveva detto che per essere più forti si poteva pensare di raccogliere comunque le firme per una presentazione autonoma nei collegi, ma non c'é stata coesione. Si preferiva stare di più alla radio a sapere quanti posti ci davano, piuttosto che dare forza alla trattativa. E' vero che questi sono i giorni nei quali dobbiamo decidere, ma dobbiamo decidere non solo su questo ma anche, persino con un gioco creativo, capire come possiamo dare forza non a noi ma al paese perché se c'é un accordo, che sia un accordo creativo". Bernardini, lancia l'idea del "gioco di creare una lista Bonino anche per corrispondere a quanti si sono fatti vivi rispondendo al nostro appello". Stessa linea dal segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato. "La proposta - dice Cappato - è quella di accettare questo accordo nei termini definitivi che ci vengono posti tentando di fare tutto quello che possiamo per sventare i rischi di questa proposta".

La Bonino: intesa unica via possibile Rispetto all'accettazione della proposta venuta dal Pd "una seconda ipotesi semplicemente non c'é". Altrimenti, c'é "il tentativo della semplice testimonianza politica", ma in ogni caso bisogna "definire bene i corni del dilemma, dirseli, poi possiamo anche decidere che andiamo solo per testimonianza, facciamo una campagna elettorale a zero euro e poi vediamo cosa succede". Dal palco Emma Bonino fa ai suoi un discorso concreto. Insomma, il ministro ribadisce la necessità che l'accordo si faccia: bisogna "correre rischio d'impresa per essere nel processo politico che si sta producendo" perché l'alternativa è "guardarlo da fuori provando a non far spegnere la fiammella per il turno successivo". E d'altra parte, argomenta la Bonino, la capacità inventiva, nelle situazioni elettorali è sempre stata una caratteristica dei radicali. Bonino si fa forte della storia radicale e sottolinea come il partito si è sempre ingegnato, dall'alleanza con Berlusconi alla richiesta di ospitalità ai Poli, di trovare il modo migliore più fruttuoso per portare avanti le proprie lotte.  E la scelta più adatta a suo avviso è l'accordo con il Pd sulla proposta che "non è quella che volevamo" ma va accettata per portare avanti le battaglie radicali. "Il rischio va corso - conclude - e non ho paura dell'omologazione, non ho paura che ci annacquiamo perché ognuno di noi sa di far parte di una forza che ha una identità riconosciuta nel Paese". 

I cattolici del Pd pronti a dare battaglia Paola Binetti, è "perplessa, smarrita e preoccupata" per l'intesa con i Radicali decisa dal Pd. Una decisione, dice in un'intervista a 'Repubblica', che "come cattolici, non possiamo capire". La senatrice Teodem da voce al malumore dei cattolici del Pd che mercoledì prossimo si riuniranno a Roma e annuncia "battaglia": "Ora che fine farà l'equilibrio raggiunto all'interno del partito tra area cattolica e riformista?", si chiede. Mercoledì, dice la senatrice che ha votato contro la fiducia al governo Prodi per opporsi ad una norma del decreto sicurezza che poteva aprire al riconoscimento delle coppie gay, sarà un giorno "molto importante" perché "i cattolici del nostro partito, che sono tanti, dovranno fare quadrato per difendere i loro valori stando sempre all'interno del Pd".

La Binetti: tutto ci divide dai radicali Quanto ai Radicali, la Binetti afferma che "sono portatori di una cultura totalmente opposta a quella dei cattolici. Da sempre. Dall'aborto alla contraccezione, dall'eutanasia al valore della famiglia formata dall'unione di un uomo ed una donna. Tutto ci divide dai Radicali. E per questo, dopo questa intesa non possiamo non essere perplessi ed amareggiati". Dunque, che farete? "Prima di prendere posizione, vogliamo leggere come sarà codificata questa intesa con i radicali - risponde la senatrice Teodem - Anche se le prime mosse dei vari Pannella, Bonino e Cappato ci preoccupano enormemente. Un solo esempio: vogliono candidare un personaggio come il dottor Viale che, come è noto, è uno dei fautori della pillola abortiva Ru486. Perché questa candidatura?". Nessuna scissione, però, sembra alle porte. "No - dice la Binetti - noi cattolici ci coalizzeremo ancora di più per difendere i nostri valori dentro il partito. Già a partire dal meeting che tutte le nostre componenti cattoliche terranno mercoledì all'Auditorium del Garante della Privacy. Nulla di personale contro figure come Emma Bonino, che da ministro ha fatto un buon lavoro. Ma è la sua cultura radicale che è in antitesi ai nostri valori. Vedremo, comunque, su che basi poggerà questo accordo. Poi si vedrà".