I radicali: ecco perché Walter ci teme

Bernardini: "Il Pd ci esclude per compiacere il Vaticano". Cappato: "Da noi grandi battaglie ma forse a loro interessa solo il potere"

Roma - I radicali se costretti a ballare da soli rischiano davvero di rimanere fuori dal Parlamento.

Sono stati gli alleati più leali del disastrato governo di Romano Prodi. Eppure il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni ha sbattuto loro la porta in faccia. E nessuno dentro il neonato partito osa discutere il diktat dell’Obama de noantri. Qualche timida ed isolata voce si è levata per riconoscere almeno la loro correttezza, quella di Arturo Parisi ad esempio. Per il resto tutti si sono accodati al niet di Veltroni. Come il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha passato la giornata di ieri a sfornare comunicati per dire che la carta vincente del Pd è «andare da soli». Il Pd sarebbe pronto ad aprire le porte ad Emma Bonino, a lei soltanto. Ma il ministro per le Politiche Europee non ha alcuna intenzione di cedere al canto di sirena di Veltroni. Non lascerà Marco Pannella indietro anche se a lui, come racconta lo stesso Pannella, Veltroni non risponde neppure al telefono.

«Comunque noi ci saremo», dice il segretario radicale Rita Bernardini. «Veltroni aveva bisogno dello scalpo dei radicali da consegnare al Vaticano e dunque ci ha esclusi -prosegue- Penso che abbia paura di noi, della nostra indipendenza e della nostra creatività».

All’orizzonte potrebbero profilarsi alleanze con i socialisti, invocate da Lanfranco Turci e Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay. Si parla anche di un avvicinamento a Willer Bordon e Roberto Manzione. Certo è che, come ha riconosciuto proprio la Bonino qualche giorno fa, se i radicali dovessero correre da soli le possibilità di farcela sono davvero scarse.

Ma perché Veltroni ha alzato un muro davanti a Pannella ed al partito Radicale? Per l’europarlamentare Marco Cappato l’ostacolo da superare non è tanto quello della laicità. Insomma il nemico numero uno dei radicali dentro il Partito Democratico non sarebbe la senatrice Paola Binetti ma ancora una volta l’incapacità di superare le vecchie logiche partitocratiche.

«La nostra vicenda ed il modo in cui verremo trattati dirà molto su quello che sarà poi il Partito democratico - dice Cappato -. La nostra storia, le nostre battaglie sono sotto gli occhi di tutti». Che cosa interessa davvero al Pd, si chiede Cappato? «Noi siamo l’unico partito che al contrario degli altri nanetti ha veramente una vocazione maggioritaria come quella del sistema anglosassone -dice- Se si va verso un vero maggioritario allora noi dovremmo essere gli alleati naturali del Pd. Se ci escludono, se ci isolano vuole dire che gli interessa soltanto occupare dei posti di potere perché lasciando indietro noi si escludono anche tutte le nostre battaglie per la legalità, i referendum. Con noi escludono anche tutte le maggioranze che abbiamo creato nel Paese intorno alle nostre battaglie. La nostra laicità è scomoda ma non è la ragione principale dell’esclusione».