I radicali insistono: «Staccheremo la spina»

da Milano

I radicali insistono: se l’ultimo drammatico appello di Piergiorgio Welby, l’uomo malato di distrofia che vive solo grazie a un respiratore artificiale collegato alla trachea, rimarrà senza risposta, loro «sono pronti a staccare la spina».
Martedì il loro compagno di partito, che da tempo chiede di morire per eutanasia, si era rivolto ai presidenti di Camera e Senato. Franco Marini per ora non ha risposto, Fausto Bertinotti sì, con queste parole. «Ho letto con solidale sofferenza la Sua lettera. Sento tutta l’inadeguatezza di una risposta interlocutoria, ma vorrei farLe giungere almeno una vicinanza umana». Il messaggio è chiaro: la terza carica dello Stato non ha il potere di cambiare la legge che vieta la «dolce morte», ma la battaglia di Welby non lo lascia indifferente.
In ogni caso i radicali sono decisi ad andare fino in fondo: «Quando Piergiorgio ci chiederà di porre fine alle sue sofferenze, noi siamo pronti ad aiutarlo», dichiara al Giornale la segretaria del Partito, Rita Bernardini. La parola d’ordine è «disobbedienza civile». «Il problema - spiega - non è tanto quello di spegnere i macchinari, quanto quello di permettergli di andarsene senza dolore». Staccare semplicemente l’alimentazione significa farlo morire atrocemente e nell’angoscia. «Bisognerebbe che un medico gli somministrasse dei sedativi», ci spiega la presidente Maria Antonietta Coscioni, «ma siccome nessuno è disposto a farlo, ci penseremo noi quando verrà il momento». Anche a costo di essere denunciati per omicidio.
Già, ma chi si prenderà questa responsabilità? La Coscioni non lo specifica, ma dalla prudenza con cui risponde alle domande del Giornale par di capire che il piano sia già stato predisposto. Alle nostre insistenze replica: «È una promessa fatta da Marco Pannella assieme a tutti i compagni radicali». Lei e la Bernardini non hanno dubbi: «Non abbiamo paura di andare in galera, perché Welby non può continuare a vivere in questo stato. Continua a implorarci: fate presto, fate presto».
Eppure, dopo la lettera inviata due mesi fa dal presidente Napolitano, in cui invitava il Parlamento ad aprire un dibattito sull’eutanasia, nulla è accaduto. La sollecitazione del Quirinale ad avviare «una riflessione non frettolosa su situazioni e temi complessi sul piano etico» è stata presto dimenticata. L’esponente radicale ha scritto un libro drammatico, Lasciatemi morire (Rizzoli), appena uscito nelle librerie. Se anche quest’ultima polemica rimarrà senza seguito, toccherà ai radicali compiere una scelta destinata a lacerare l’opinione pubblica, soprattutto quella cattolica.