I Radicali presenti in aula mandano su tutte le furie la pasionaria Rosy Bindi

<p>
I deputati Radicali scelgono di onorare l'impegno parlamentare ascoltando il Cav. E la Bindi chiede la loro testa. Bersani: &quot;Vadano dove vogliono&quot;
</p>

Roma - Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sbatte definitivamente la porta in faccia ai radicali dopo che i deputati di Marco Pannella ed Emma Bonino hanno assistito al discorso del premier alla Camera. "I Radicali si sono autosospesi, ne prendiamo atto. Seguano la loro strada, affari loro", ha detto Bersani.  Già in mattinata Rosy Bindi, presidente del Pd, aveva chiesto la testa dei Radicali. Il caso dello scontro questa volta è la presenza dei deputati pannelliani alla Camera per ascoltare il discorso del presidente del Consiglio. Proprio nel giorno in cui tutte le opposizioni hanno scelto in maniera unilaterale di disertare la seduta per protesta contro il governo, i radicali hanno voluto onorare il mandato parlamentare entrando a Montecitorio

"Quanto tempo ancora un partito come il mio deve sopportare questa umiliazione?", ha detto la Bindi dopo essersi sfogata anche con Gianfranco Fini incrociato all’ingresso dell’emiciclo. "Spero che qualcuno prenda le decisioni del caso", ha aggiunto. Quindi c'è aria di nuove rappresaglie per Pannella & company.

I radicali però rivendicano la loro scelta con una nota chiara: "I radicali sono stati presenti in aula per rispetto del ruolo istituzionale del presidente del Consiglio, ritenendo che chi si candida a governare dovrebbe fare altrettanto soprattutto in un Paese dove da sessant'anni e oggi ancor di più si violano costantemente i principi fondamentali dello Stato di diritto. Basti pensare a come è ridotta la giustizia e la sua appendice carceraria. Nel tollerare il suo disfacimento con il pesante carico di vite umane sequestrate, spezzate, cancellate sono tutti uniti, centrodestra e centrosinistra".

E per sottolineare ulteriormente il loro gesto i radicali hanno anche riportato alla luca ricordi storici dei lavori parlamentari. "Questa storia - prosegue la nota dei Radicali - di uscire dall'aula quando entra Berlusconi per il cui governo le delegazioni radicali di Camera e Senato non hanno mai votato la fiducia, ricorda troppo quando l'unità nazionale del fascio partitocratico degli anni '70 disertava le aule parlamentari appena prendeva la parola Almirante. Ma i voti dell'Msi andavano però benissimo quando si trattava di eleggere i presidenti della Repubblica o spartirsi la torta del finanziamento pubblico dei partiti. Quando tutti uscivano dall'aula perché parlava Almirante, i quattro deputati radicali rimanevano ai loro posti ad ascoltare, loro che erano gli unici a denunciare le leggi di spesa alimentatrici del debito pubblico votate al 90%, tutti assieme, Msi compreso". C'è anche chi dichiara pubblicamente come il gesto dei radicali sia rispettoso delle istituzioni democratiche. "La presenza dei Radicali in Aula è un omaggio alla dignità del parlamento che il resto dell’opposizione insulta". Lo ha  dichiarato il ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi. Ma i malumori fra Pd e radicali non sono nuovi e l'ultimo caso risale a poco tempo fa. 

 "Ci hanno esclusi da tempo. Basta sentire cosa dicono i leader del Pd quando parlano del Nuovo Ulivo o di come vorranno chiamare l’alleanza per le prossime elezioni: parlano di alleanza con l’Idv, con l’Udc con Sel, con gli ambientalisti, i cattolici, i riformisti... Ci stanno tutti, meno che noi. Mai una volta che dicessero 'ah ci stanno pure i Radicali'. Quindi di che stiamo parlando?". Così aveva parlato Marco Pannella durante la crisi con Bersani nel dopo-voto per la mozione di sfiducia al ministro Saverio Romano. In quel caso i radicali stavano per essere messi al bando dal Pd. Poi tutto si è fermato. Fino ad oggi. Adesso si riapronno i processi "democratici" e sul banco degli imputati sempre i soliti: Marco Pannella ed Emma Bonino.