«I Radicali sono lenti, la Chiesa è rock»

Anche il segretario della Margherita critica l’alleanza fra Rosa e Garofano

L’alleanza fra radicali e socialisti è lenta, la Chiesa cattolica è rock. Parola di Cittadino, il Settimanale cattolico di Genova, che nell’ultimo numero risponde agli attacchi anticlericali sferrati nei giorni scorsi dalla Rosa nel pugno di Marco Pannella ed Enrico Boselli. Già la Margherita, con il segretario ligure Rosario Monteleone e il capogruppo in REgione Claudio Gustavino, s’era indignata all’urlo di «O noi o loro» nel centrosinistra. Adesso è la Curia a prender la parola in difesa dei propri valori.
L’articolo è in prima pagina, si intitola «Socialisti - Radicali: se il nemico è la Chiesa». È tagliente. Dice che il nuovo soggetto politico nasce dalla sconfitta al referendum sulla legge 40, quella sulla fecondazione assistitra. «La sconfitta brucia, brucia davvero tanto». Per questo, si legge, socialisti e radicali adesso «sparano al bersaglio grosso, vogliono abolire il concordato». La Rosa viene liquidata così: «Si profila semplicemente la possibilità per la pattuglia radicale, per interposto Boselli, di ritornare in parlamento ad agitare i classici temi del laicismo più stantio». Eh sì, perché c’è una novità, avverte il Cittadino: «Il laicismo non è più “moderno”». È, se mai, «una vecchia ideologia Otto-Novecentesca, che oggi, di fronte alle nuove sfide della cultura, della scienza e della politica, risulta spaesata e per sopravvivere ha bisogno di costruire il proprio avversario».
Quindi, ecco, Pannella e Boselli secondo la Chiesa dovrebbero avere almeno «il sacrosanto pudore di non rivendicare tutto questo come l’ultima frontiera del progresso». tanto più che, invece, la lezione degli ultimi anni è tutta l’opposto dell’anticlericalismo perché «l’opinione pubblica, percependo fino in fondo la portata della sfida che ci sta dinnazi, sulle frontiere della “questione antropologica”, rifiuta ogni scorciatoia ideologica, ogni affermazione astratta, come quelle del laicismo tradizionale o dello zapaterismo insinuante».
L’esigenza di intervenire, precisa il Cittadino, non è, sia chiaro, difendere la Chiesa in sé, ma i valori sui quali essa si basa e le persone che in quei valori credono. Di più: «La Chiesa, come ha ribadito Benedetto XVI, non rivendica alcun potere o alcun privilegio, ma proprio per questo non può non parlare con chiarezza, non può non continuare a sollecitare, incitare le istituzioni a farsi carico dei grandi problemi dell’uomo di oggi e a dire la sua, nel libero dibattito». Il tutto «oltre ogni steccato, oltre ogni antica divisione».