«I ragazzi del paradiso»: spuntano i bambini nella prima linea di Al Qaida

A Bagdad un’organizzazione di kamikaze in erba: tra gli 11 e i 16 anni. A Mosul decapitata cellula di adolescenti

Per Al Qaida l’orrore non ha più età. Dopo anziani, donne e minorati mentali i bambini sono la nuova frontiera del terrorismo suicida, l’ultima estrema risorsa per colpire al cuore chi in Irak, Pakistan e Afghanistan si contrappone all’avanzata integralista. Le nidiate di kamikaze in erba spuntano ovunque. Agitano i kalashnikov, festeggiano un compagno intento a leggere le ultime volontà e si definiscono «Ragazzi del paradiso» in un video diffuso da «Al Furqan» l’attivissima sezione «propaganda» della cellula irachena di Al Qaida. Emergono da una cantina, confessano di essere stati addestrati per colpire i gruppi sunniti filo americani e si consegnano ai soldati iracheni durante l’offensiva contro Al Qaida a Mosul nel nord dell’Irak. Spuntano da una scuola del villaggio pakistano di Spinkai nel sud del Waziristan dove i mullah fedeli al comandante talebano Baitullah Mehsud sostituivano i professori e crescevano i nuovi «balilla al tritolo» da usare in Pakistan e nel sud dell’Afghanistan.
La rappresentazione più concreta della nuova strategia terrorista è il video firmato «Al Furqan» messo in onda dalla tv satellitare «Al Arabya». In quel documento agghiacciante un ragazzino legge le ultime volontà e annuncia di volersi sacrificare per colpire «apostati e crociati». Intorno al martire in erba si agitano altri cinque o sei fanciulli in armi. Hanno volti incappucciati, giberne, kalashnikov alzati ed inneggiano ad «Allah è grande». L’aspetto più sconvolgente resta la sorte del martire designato già consumatosi, a quanto sembra, in un attentato messo a segno nella zona di Tarmiyeh. Ma il filmato è anche il simbolo della debolezza di un’organizzazione costretta da 18 mesi di offensive statunitensi a ricorrere ai bambini per superare le nuove misure di sicurezza che proteggono le città irachene.
L’esistenza della nuova milizia - battezzata «Ragazzi del paradiso» - è comprovata dalla scoperta intorno a Mosul, di una cantina dove sei ragazzini tra i 14 e i 16 anni venivano iniziati al terrore integralista. I sei ragazzi kamikaze, una volta portati nel comando della polizia irachena, scoppiano in lacrime, raccontano di esser stati strappati ai propri genitori e arruolati da un misterioso istruttore saudita, morto nei combattimenti intorno al covo, che minacciava di far strage delle loro famiglie se si fossero rifiutati di offrirsi come volontari.
A spiegare meglio cosa siano i “Ragazzi del paradiso” ci pensa, in un’intervista al quotidiano arabo Al Hayat, Said Aziz Salman, comandante di quei Comitati del Risveglio, controllati dalle tribù sunnite, che appoggiano le truppe statunitensi nella lotta ad Al Qaida. «Le cellule dei Ragazzi del paradiso sono formate da ragazzini di meno di 16 anni reclutati da Al Qaida per colpire e uccidere i nostri capi sfruttando le informazioni passate dagli elementi infiltrati dentro i nostri comitati» spiega Salman responsabile di un Comitato di Taji a nord della capitale irachena. Secondo Abu Sufian, comandante dei Comitati di Tarmiyeh - la zona dove sarebbe saltato il kamikaze in erba ripreso nel filmato trasmesso da Al Arabya - «i capi di Al Qaida addestrano i bambini tra i palmeti di Taji e al Tarmiyeh». Ogni gruppo di kamikaze in erba secondo Sufian «è composto da cinque ragazzini tra gli 11 e i 16 anni comandati da un coetaneo più esperto». La maggior parte di quei sciuscià del martirio sarebbe già stata arrestata, ma americani e iracheni sanno bene che la minaccia non s’esaurisce lì. Per Al Qaida la strada è segnata, d’ora in poi il terrore avrà il sorriso dell’innocenza.