Con i ragazzi in piazza e con le ragazze a letto

Professore e agitatore, divideva le donne in «periferiche» e «centrali». Brutto come il peccato, faceva le fusa ai peggiori dittatorelli del Terzo Mondo

Era brutto come il peccato, ma ebbe donne a iosa. In verità le disprezzava, gloriandosi di conquistarle «al solo scopo di elevarle, dal loro stato selvaggio, alla parità con l’uomo». Aveva però bisogno di circondarsi di femmine per superare i complessi fisici. Il Nostro era infatti un baulotto di radi capelli, alto 1,58, con un occhio strabico, lenti spesse e una trasandatezza da far paura. Le donne che ci stavano erano tutte intellettuali o aspiranti tali. Ne maneggiava diverse insieme, dividendosi tra loro con sapienza. Tre settimane con Arlette nella loro casa di campagna nel sud della Francia. Un mese con Simone a Roma. Varie settimane su un’isola greca con Hélène. Due settimane con Wanda, generalmente in Italia.
Poiché era filosofo, distingueva tra l’«amore necessario» con le «donne centrali», cioè permanenti, e l’«amore contingente» con le «donne periferiche». Poi però chiedeva alle donnine con cui trescava di sposarlo, mentre aveva messo in chiaro con l’amante fissa che non sarebbero mai convolati a nozze. Costei, che pure era un’accesa femminista, fu una vera schiava dello sgradevole macho. Gli fece per mezzo secolo da moglie, amante, cuoca, infermiera, amministratrice, guardia del corpo. Ne ebbe in cambio solo tradimenti.
Il Nostro fu il massimo teorizzatore della «coppia aperta» che doveva raccontarsi le reciproche porcellate. Il suo slogan era: «Poligamia e trasparenza». Lei, povera donna, si sforzava di avere delle storie sperando di interessarlo col racconto dell’avventuretta. Ma il partner ascoltava annoiato, ferendola ancora di più. Quando però toccava a lui, esigeva massima attenzione alla descrizione minuziosa dei propri amplessi. «È la prima volta che vado a letto con una bruna - le annunciò in una lettera del loro ampio carteggio -. Ha una peluria in fondo alla schiena e il corpo bianco... La lingua... sempre in movimento, mi arriva fino alla gola». Per una donna, sia pure «centrale», non erano cose facili da trangugiare, ma l’esemplare amante non fiatò mai.
Il Nostro era particolarmente attratto dai giovani, sui quali esercitava un forte ascendente. Finiva perciò quasi sempre a letto con ragazzotte che potevano essere sue figlie e che, in genere, erano delle alunne. «Egli - scrisse, Robert Francis, uno degli innumerevoli detrattori del Nostro - è un curioso prof di Filosofia specializzato nello studio del fondo delle mutande delle sue allieve». Il prof prendeva tante di quelle sbandate che l’amante, timorosa di perderlo, scelse di farsi sua complice. Poiché insegnava anche lei, giunse al punto di incaricarsi di reclutare fra le sue studentesse le ragazze da destinare poi al Nostro. Tra loro i due amanti parlavano, soavemente, di «adozione» della fanciulletta di turno. Nel 1943, la mezzana fu beccata e denunciata per corruzione di minore. Esclusa dall’insegnamento in tutte le scuole della Francia, continuò però imperterrita a palpeggiare donne per il suo sultano nei decenni a venire.
Il meccanismo apparentemente ben oleato rivelò alla fine una mastodontica crepa. Quando il Nostro venne meno a 75 anni, si scoprì che aveva segretamente adottato una «periferica»: quella Arlette con cui andava in vacanza nella Francia del Sud. Costei pertanto ereditò tutto, compresi i lucrosi diritti d’autore e l’amante «centrale», definitivamente declassata, restò con un palmo di naso. Dura lezione per tanta arrendevolezza.
Nessun intellettuale del XX secolo ebbe tanta influenza quanto il Nostro sugli atteggiamenti dei giovani. Capelli lunghi, ribellismo, eskimo, traevano origine da lui. Proclamò che l’ordine era «violenza istituzionalizzata» e spinse i ragazzi a contrapporgli la violenza vera dei disordini di piazza. Chiamò «fantasia al potere» il rogo delle auto e le vetrine frantumate del ’68. Dopo un viaggio in Urss su invito del regime assicurò che in Russia vigeva «la più totale libertà di critica». Aggiunse che i cittadini sovietici non andavano all’estero, non perché ne erano impediti, ma perché non provavano alcun desiderio di lasciare il loro «meraviglioso Paese». Anni dopo, riconobbe di avere mentito «in parte - disse - perché non volevo denigrare l’ospite appena lasciata la sua casa, in parte perché non mi erano del tutto chiare le mie idee». Intanto, quest’uomo confuso si proclamava «guida spirituale della Francia». Con eguale faccia di bronzo, esaltò la Cina di Mao e la Cuba di Castro.
Foto d’epoca lo ritraggono ultrasessantenne col maglione bianco girocollo in amabili conversari con la gamma al completo dei dittatorelli del Terzo Mondo (termine che dobbiamo a lui). Ma il suo capolavoro fu la macelleria cambogiana, due milioni di uccisi, della metà degli anni ’70: tutti gli otto capi dei sanguinari khmer rossi avevano studiato in Francia assorbendo la sua «filosofia dell’azione» e della «violenza necessaria».
Quando il Nostro morì nel 1980, una folla immensa seguì il feretro al cimitero parigino di Montparnasse. Un ragazzo che, per vedere meglio, si era arrampicato su un albero, cadde proprio sulla sua bara. Simbolo dell’attrazione perversa esercitata sui giovani da questo «benefattore dell’umanità».
Chi era?