I rapitori di Tommy: «Tuo figlio ce l’abbiamo noi»

La telefonata è arrivata all’alba di ieri al cellulare della madre. La donna: «Vi prego non uccidete il mio bambino»

nostro inviato a Parma
Parma assomiglia a un quadro del Correggio. Il vento che la spazza rende tutto più pulito, nitido. L'acqua del fiume di colpo è trasparente, le case si colorano spazzando via la nebbiolina che le assorbe rubandone la bellezza. Mentre sullo sfondo le nuvole scorrono veloci. Ma che strano: non annunciano nulla. Potrebbe essere tempesta o sereno. Come la giornata di ieri, almeno per la famiglia del piccolo Tommaso, il bimbo di diciassette mesi rapito giovedì sera nella sua abitazione di Casalbaroncolo.
È una doccia scozzese quella che si «abbatte» su questi due genitori disperati che da ormai oltre 48 ore versano lacrime aspettando di sapere che cosa fare per riavere il loro bambino. Lacrime, sconforto, delusione poi improvvisi sorrisi malcelati, speranze nell'illusione che tutto stia per finire. È un'alternanza di dolori, emozioni, gioie aggrappate a un sussurro, a una voce detta da un poliziotto piuttosto che da un magistrato, quella che vivono aggrappati a una città che di colpo sembra essersi scoperta terra di frontiera. Ieri sembrava che Tommy, come lo chiama la nonna, fosse a un passo dal tornare a casa. Dall'essere liberato. Invece no. Tre secondi di speranza, un telefonata arrivata sul cellulare della mamma Paola all'alba: «Tuo figlio ce l'abbiamo noi». Tre secondi in tutto, un raggio di luce. Ma forse lanciato da un mitomane. Corse in questura, magistrati in fibrillazione, specialisti della Dca (Direzione centrale anticrimine, quella coordinata dal prefetto Nicola Cavaliere) in volo da Roma. Tante speranze evaporate, alla fine, nel nulla. Paola Pellinghelli, la mamma dell'ostaggio, piange ancora, gli occhi cerchiati di blu, quando si presenta davanti all'entrata della questura. Per l'ennesima supplica: «Dai risultati di analisi effettuate pochi giorni fa è emerso come sia risultato basso il dosaggio del farmaco Tegretol somministrato a Tommaso. Si è evidenziata l'assoluta necessità di aumentare la dose: da tre bisogna passare a cinque millilitri di sciroppo. Per favore non fatelo morire».
Dall'altra parte, fuori dalla cascina che aveva acquistato sette mesi fa per trasformarla in villetta il marito, con il pizzetto da Vissani, cerca di mostrarsi sicuro: «Tommaso tornerà comunque a casa, con o senza pietà. La pietà è un’attenuante». Paolo Onofri, 46 anni, il papà di Tommy, è angosciato ma deciso. «Sono a chiedervi pietà - dice uscendo di casa -, sono a chiedervi di restituirmi il mio bambino. Spero che questa parola abbia ancora un significato, perché se così non fosse il reciproco sarà equivalente. Mettetevi una mano sul cuore e ridatemi mio figlio, prima che venga a riprendermelo io». Poi parla della moglie, del dramma: «È fortemente provata e ha bisogno di sentirsi utile per suo figlio, fra di loro c'è un legame molto forte e lei soffre la distanza». E ancora una volta gioca all'ottimismo: «Credo che nelle prossime ore gli inquirenti faranno enormi passi avanti. Tommaso è un bambino vivace, riccio e splendido. Non può passare inosservato. Sono disposto a ricompensare qualunque segnalazione. Ho fatto anche dei nomi, situazioni, cose...».
Di rapina non si parla più: «Dal mio punto di vista è così, è stata tutta una messinscena. È un rapimento su commissione». Lo pensa anche il procuratore di Parma Gerardo, cui per competenza è stata sottratta, almeno in parte l'indagine. Adesso lui deve far riferimento alla Procura distrettuale antimafia di Bologna. Così prevede la legge in caso di sequestro di persona. Il papà di Tommaso si guarda indietro, cerca di capire il perché. Ma non è per il suo mestiere di direttore delle Poste che gli hanno rubato il figlio. «Le rapine si fanno al volo, questi sapevano tutto, ci tenevano d'occhio. Io non avevo realizzato che si trattava di un rapimento, ho creduto a una rapina fino in fondo. Ho capito che l'obiettivo era mio figlio quando l'hanno preso. Rubare era l'ultimo dei loro interessi, i 150 euro gli sono stati consegnati spontaneamente. La vicenda sta prendendo una piega molto, molto seria. Ma molto seria per chi ha commesso il fatto. La direzione che gli investigatori stanno seguendo, anche l'Antimafia di Bologna, non è solo una, sono più d'una. Ma qualcosa ora si sa. I rapitori comunque non hanno scampo».
Ma chissà perché ieri sera poliziotti, carabinieri e magistrati gli hanno ordinato di smettere di esternare. Qualche pista è già sfumata. E l'ottimismo, davvero, evapora minuto dopo minuto.