I rappresentanti: «Criminalizzati dalla Lega»

Rom, sinti, slavi. Brandelli di notizie che filtrano dalle indagini, rischiano di scatenare già in anticipo pericolose contrapposizioni che saranno magari poi smentire dai fatti. E allora c’è già chi accusa e chi risponde chiedendo di non innescare una campagna d’odio. «Al dolore per questa morte così assurda - scrive in un comunicato la Consulta rom e sinti di Milano -, si aggiunge lo sconforto per vedere che non si capisca la nostra consapevolezza profonda che se fossero stati dei membri della nostra comunità noi ne saremmo doppiamente e pesantemente colpiti». Non solo. «Non si sa allo stato chi siano i colpevoli, ma su ipotesi non verificate - o su speranze? - che coinvolgevano una coppia di sinti, si erano già scatenati i corvi che sfruttano le disgrazie altrui per il proprio tornaconto, dall’ex vicesindaco agli esponenti della Lega che campano politicamente criminalizzando il nostro popolo». Perché «noi chiediamo - conclude la nota - che i colpevoli, chiunque essi siano, vengano assicurati alla giustizia e paghino per il crimine commesso e che si evitino strumentalizzazioni e campagne d’odio che rendono ancora più dura la vita della città». Perché era andato giù piuttosto pesante, già ieri mattina, il presidente del consiglio regionale, il leghista Davide Boni. «Siamo punto e a capo - diceva - Chi non vuole integrarsi, soprattutto all’interno dei campi rom, finisce per fare il delinquente. La percentuale è altissima. Noi continuiamo a dirlo, ma qualcuno se ne dimentica regolarmente. Adesso salterà fuori che anche noi italiani abbiamo quelli che investono le forze dell’ordine e tutto il resto. Ma il dato vero è che questi sono rom, abitano nei campi nomadi, sono quelli che rubano». La polemica diventa politica: «C’è una sinistra che è al potere a Milano che continua a raccontarci che bisogna abbracciarli, i rom. Io sono stanco di questa gente che fa reati, che non vuol entrare in un sistema nel quale la gente civile non va in giro a investire poliziotti». Per don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità, si tratta di «una tremenda violenza, da condannare senza mezzi termini. La nostra prima manifestazione di solidarietà deve andare ai vigili che lavorano ogni giorno in grande situazione di carenza e rischio». La Casa della Carità, aggiunge, «è impegnata da anni sul fronte dell’affermazione della legalità all’interno dei contesti dei campi nomadi milanesi: occorre continuare a stare “nel mezzo”, lavorando per portare avanti il patto di socialità con chi è intenzionato a rispettarlo».