Ma i razzisti non hanno alibi

Sono dei cretini. Peggio: sono dei criminali. Quelli che vanno fuori dai supermercati a spaccare la testa ai rom sono delinquenti tanto quanto i rom che aggrediscono le donne alla fermata delle metropolitana. Né più né meno. Sarà una banalità, ma in questi momenti anche le banalità vanno dette con una certa dose di chiarezza.
Non esistono alibi per i razzisti. Né la debolezza della politica, né le incertezze del governo possono giustificare né spiegare, nemmeno in parte, i raid. Lo scriviamo perché qualcuno ha subito cominciato a dire che in fondo la «violenza è figlia della politica lassista», usando il ritardo dell'azione del centrosinistra a mo' di paravento. Scusate, ma i paraventi ci fanno schifo. E pensiamo che la violenza, al massimo, è figlia della propria stupidità.
Sia chiaro: l'esasperazione degli italiani è palpabile. E aver sottovalutato il problema a lungo, mettendo avanti qualsiasi altra questione (dal falso in bilancio alle multe per eccesso di velocità) è una colpa grave del governo Prodi. E d'altra parte non può essere credibile chi cerca di apparire come duro da un giorno all'altro, dopo 18 mesi di tergiversazioni, rallentamenti, dimenticanze e buonismi assortiti. Suvvia, siamo seri: è come se uno annunciasse di mettersi a dieta appena finito un pranzo da fare invidia a Pantagruel. Chi ci crede?
In fondo, poi, D'Alema ieri ha detto che la questione romena non esiste. L'ha detto visitando una fiera del tartufo. Tartufo, appunto. La demagogia, del resto, di questi giorni è stata impressionante: si è cominciato mercoledì sera con le squadre Roma e Lazio che hanno giocato il derby con il lutto al braccio mentre la signora Giovanna era ancora viva (un caso unico), e si è continuato con un'ondata emotiva esagerata, che non può essere spiegata se non con ragioni politiche. Vogliamo dirla tutta con chiarezza? Il delitto di Roma è stato il primo delitto dell'era Veltroni segretario del Pd. E, per gli strateghi della ualtèr-comunicazione, non può passare l'idea che nella città amministrata dal futuro leader del centrosinistra si possa morire così, mentre si torna a casa dallo shopping.
Per questo, come abbiamo spiegato fin dal primo giorno, Veltroni ha fatto il diavolo a quattro per piegare il governo alle sue esigenze. C'è riuscito subito. E infatti il governo s'è riunito d'emergenza. S'era mai visto? Che ne so: riunione d'emergenza del governo per un delitto a Treviso? O a Verona? Eppure Roma ha fatto il miracolo: in poche ore hanno cambiato idea in tanti: Prodi, Amato, la sinistra estrema. Tutto per accontentare Walter, in palese difficoltà.
Ne è venuto fuori un altro pacchetto, o meglio, il solito pacco. Adesso, in effetti, fa un po' ridere la corsa a beccare un po' di rom a caso e a metterli su un aereo. I prefetti vogliono fare i primi della classe, a favor di telecamere. Quattro borseggiatori a Milano, un paio di rubagalline a Torino e via, viaggio pagato per Bucarest. Ci scommettete che fra qualche giorno ce li troviamo di nuovo qui? E fra 15 giorni, passata la grande ondata emotiva, svanita la pressione mediatica, chi verrà ancora espulso? Lo sapete che non ci sono nemmeno i soldi per i rimpatri immediati? Ai romeni verrà dato il solito foglio di via. E il foglio di via finirà nella carta straccia, come sempre.
La rabbia, dunque, temiamo sia destinata a crescere. E con essa la paura, l'insofferenza, l'esasperazione: tutti sentimenti che sono comprensibili finché si trasformano in una richiesta allo Stato di intervenire in maniera seria, assai più seria di quanto abbia fatto finora. Ma che diventano solo condannabili nel momento in cui si trasformano in atti di violenza, in ronde razziste, anche solo in un capello torto a un rom. Oggi l'Italia sta pericolosamente camminando su questa sottile linea di confine: è la sottile linea di confine che separa l'orrore dalla civiltà. Veltroni qui non c'entra: sta a tutti noi non superarla.