I re del country cantano l’anima del grande gospel delle origini

John Cash non è certo un artista paragonabile al mitico papà Johnny, ma ha la stoffa del grande imprenditore. Ha prodotto il film I Walk the Line sul babbo, ne ha pubblicato i nastri inediti e ora ha messo insieme un cast stellare in omaggio al Gospel e ai suoni tradizionali del profondo Sud degli Stati Uniti con l’album Voice of the Spirit. The Gospel of the South. Ci sono le radici della popular music, quella resa famosa dalla Carter Family e poi trasformatasi in country music. Si viaggia su un vasto e fertile terreno folklorico a sfondo religioso con un cameo dello stesso Johnny Cash (che tornava in studio nel giugno 2003, già malato e a pochi mesi dalla morte della moglie) che intona l’accorata Unclouded Day in una supersession insieme a Earl e Randy Scruggs più Marty Stuart alle chitarre e Laura Cash al violino. Gli altri artisti non hanno bisogno di presentazione per gli appassionati. C’è la potente carica spirituale dei Fisk Jubilee Singers (l’inno Ain’t No Grave Gonna Held My Body Down), lo splendido incrocio «black & white» tra Mavis Staples e Marty Stuart (Twelve Gates to the City) e ci sono i virtuosismi dei due Scruggs (If I Lifted You) più i cocktail tra blues e country del «giovanotto» Rodney Crowell con una favolosa Jamie Hartford al mandolino. Un album che incrocia mondi paralleli costruiti sul rigore e sulla fantasia, sulla ruvidità e sulla dolcezza, com’era tipico dei pionieri e delle chiese battiste-metodiste che hanno segnato la cultura popolare americana. Un tributo a quei suoni preziosi e soffici che hanno dato linfa vitale al rock e che neppure un miliardo di chitarre elettriche a tutto volume potrà mai soffocare o coprire.