I re delle bonifiche aspetta il trapianto di cuore. Ma il processo non si ferma

I legali di Giuseppe Grossi, coinvolto nell'inchiesta Montecity, avevano chiesto di rinviare il dibattimento dopo l'intervento chirurgico. I giudici rifiutano: «Si tratterebbe di una sospensione a tempo indeterminato»

Il fatto di essere in attesa di un trapianto cardiaco non costituisce un impedimento assoluto a partecipare al processo, perché lo stress connesso al giudizio non è l'unica causa sicura di peggioramento delle condizioni di salute. Con questa motivazione i giudici della seconda sezione penale hanno rigettato la richiesta dell'avvocato Salvatore Pino, legale di Giuseppe Grossi, di disporre un rinvio del processo a suo carico nell'ambito dell'inchiesta Montecity-Santa Giulia dopo l'intervento chirurgico e la successiva convalescenza. Giuseppe Grossi, a capo del gruppo Green Holding e già noto come il «re delle bonifiche», risponde di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, alla appropriazione indebita e alla truffa perché avrebbe creato fondi neri per 27 milioni gonfiando le fatture dei costi delle bonifiche dell'area Montecity - Santa Giulia. Era stato arrestato il 20 ottobre 2009 insieme a Rosanna Gariboldi, all'epoca assessore provinciale di Pavia che poi ha patteggiato 2 anni di reclusione per riciclaggio. Dopo essere stato posto agli arresti domiciliari dal tribunale del Riesame proprio a causa delle sue condizioni di salute, Grossi aveva ottenuto la remissione in libertà dalla Cassazione il 16 aprile 2010, ma secondo il suo legale il periodo di detenzione aveva aggravato le condizioni dell'imprenditore. Aveva poi proposto un accordo di patteggiamento, che però lo scorso 14 dicembre era definitivamente saltato nonostante il risarcimento di 22 milioni all'Agenzia delle entrate. In quella data l'imputato era stato rinviato a giudizio. L'avvio del processo il 2 febbraio era saltato e il dibattimento ha preso il via oggi con le eccezioni preliminari davanti ai giudici della seconda sezione penale. Rigettando la richiesta del difensore, oggi i giudici hanno sostenuto che altrimenti «si tratterebbe in sostanza di una sospensione del processo a tempo indeterminato». Per il collegio i documenti sanitari allegati dalla difesa non sono sufficienti per decidere una sorta di rinvio sine die anche perché la stessa data del trapianto è al momento incerta. Al termine dell'udienza, i giudici hanno rinviato il processo al prossimo 20 aprile, quando decideranno su un'altra eccezione formulata dalla difesa di Grossi, relativa alla nullità della richiesta di rinvio a giudizio a causa di un mancato interrogatorio dell'imputato. Intanto è stata stralciata la posizione di Paolo Titta, manager del gruppo, che finirà davanti a un altro collegio della stessa sezione che dovrà decidere sul patteggiamento rigettato dal gup. L'avvocato Massimo Pellicciotta ha deciso di insistere per chiudere la vicenda concordando la pena.