I referendari: la moschea si farà per legge

La prossima moschea? Come la prossima chiesa cattolica, o il prossimo tempio ebraico. Distante da altri edifici di culto e solo dopo il via libera dei cittadini. La regola è per il momento sulla carta, studiata nei dettagli da un legale di fama e tradotta in proposta di legge regionale da Gianni Plinio, Matteo Rosso e Rosario Monteleone, lo strano terzetto che aveva già lanciato la richiesta di referendum contro l’ipotesi di una moschea a Genova. Ora i tre consiglieri regionali di An, Forza Italia e Udc preparano un testo di legge che possa servire da linea guida per tutta la regione e per tutti i casi futuri di nuovi luoghi di culto, indipendentemente dal tipo di religione interessata.
Prima di spiegare i punti qualificanti della proposta, chiariscono che sono fatte salve tutte le strutture esistenti e che il loro testo è a disposizione degli altri consiglieri regionali per qualsiasi integrazione o modifica. Nessun dogma, neppure quando si individua (e questo è il punto forse di più difficile attuazione) la distanza minima da un luogo di culto di un’altra confessione che deve essere rispettata da chi intenda realizzare una nuova struttura religiosa. «Abbiamo indicato in mille metri la distanza minima - sottolineano Plinio e Rosso - Ma nulla vieta di aumentarla o diminuirla in seguito al confronto. L’importante è che l’argomento venga affrontato». Il punto centrale della proposta di legge è un altro. E lo spiega tecnicamente l’avvocato Silvio Boccalatte, che ha elaborato il testo. «Innanzitutto va detto che la normativa attuale in tema di servizi religiosi è del 1985, ed è lacunosa e superata - evidenzia il legale - Si tratta di iniziare a valutare la realizzazione di una nuova struttura o la modifica di destinazione d’uso di un immobile anche dal punto di vista urbanistico. Le valutazioni devono riguardare l’afflusso e il deflusso di grandi masse, la capacità di posteggio. E anche un discorso storico-culturale». La nuova legge regionale infatti non consentirebbe di realizzare edifici di culto in palazzi che hanno tradizioni storico-culturali. Per fare un esempio, alla Commenda non potrà mai sorgere una moschea (ma un centro di scambio culturale interreligioso previsto per ora dal sindaco sì) come Palazzo Ducale non potrà diventare una chiesa.
Un punto fermo però diventerebbe il ricorso al giudizio dei cittadini. Plinio, Rosso e Monteleone (che hanno ricevuto i complimenti dell’onorevole Roberto Cassinelli) non specificano quanti cittadini debbano essere chiamati a votare, se quelli di un Municipio o di un Comune intero. «Ma se la proposta di modifica di destinazione d’uso di un immobile dovesse arrivare da una pubblica amministrazione - assicurano - l’esito del referendum dovrebbe essere vincolante».