I regali a Balducci? Come quelli a Di Pietro (ma Tonino fu assolto)

L’ex pm ricevette da Gorrini una Mercedes e 100 milioni di lire I funzionari del G8 vacanze, orologi di lusso e una Bmw

Roma Gira e rigira la «gelatina» in cui sarebbe immersa la Protezione civile è la stessa di sempre. Ora avvolge il grand commis di Stato Angelo Balducci, ex braccio destro di Bertolaso. Ieri avviluppava Antonio Di Pietro, obliquo procuratore reinventatosi leader politico. Una gelatina dal sapore agrodolce che impiastriccia mani, anime e reputazioni di imprenditori, magistrati, funzionari pubblici, avvocati e politici. Al di là dei verdetti del tribunale, è la solita marmellata di favori, amicizie, brogliacci, cortesie, benefit, aiutini, agganci e dell’immancabile «tengo famiglia». Figli, mogli o amanti poco importa. Quando girano soldi è sempre così: appetiti, cupidigia, affari, business e «una mano lava l’altra».
C’erano e ci saranno i faldoni, le indagini, i ricorsi, il tribunale del riesame, le assoluzioni e le condanne. C’erano e ci saranno le accuse, i sospetti, le archiviazioni, il «è sempre stato tutto regolare», i conflitti di competenza, i trasferimenti dell’inchiesta, i «filoni», il primo e il secondo grado, la Cassazione. Ma a prescindere dalla verità giuridica, che emergerà alle calende greche, viene a galla un’altra verità: gli ingredienti delle corruttele vere o presunte sono sempre gli stessi. Auto, mattoni, posti di lavoro, donne, telefonini, viaggi e denaro: cambia il modello della quattroruote, il valore catastale dell’immobile, il livello dello stipendio, il nome delle signorine, la marca del cellulare, la meta della vacanza o il conio della valuta, ma alla fine la lista dei regalini va a finire sempre lì. I «gelatinosi» di ieri, come quelli di oggi, hanno sempre sbavato per le berline, per le case, siano esse garçonnière o suite, per un contratto di lavoro a parenti o amici, per benefit di ogni tipo, dai cellulari all’ultima moda ai mobili, dai voli gratis alle cianfrusaglie più o meno di valore come agende, penne, orologi e perfino calzettoni di quelli lunghi fino al ginocchio.
Ne sa qualcosa Tonino Di Pietro che, ancorché prosciolto dall’accusa, venne investito da un bolide di grossa cilindrata. All’epoca andava molto la Mercedes blu notte: un’auto da 65 milioni donata da Gorrini (Maa Assicurazioni) e poi rivenduta all’amico avvocato Lucibello per passare alla meno vistosa Fiat Punto bianca. Ma anche la Lancia Dedra, utilizzata da Di Pietro ma concessa in uso alla moglie Susanna Mazzoleni in virtù di un contratto di consulenza tra la signora e una delle società dell’imprenditore inquisito D’Adamo. Reato? Il giudice ha detto di no. Di certo intrallazzi. Oggi, invece, tira di più la Bmw, tipo quella che il costruttore Anemone avrebbe donato al figlio del presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Balducci (valore 71mila euro) o la più agevole Smart messa a disposizione di De Santis e consorte dall’imprenditore Gaetano Ciotola.
Penalmente irrilevanti, seppur «gelatinosi», anche tutti quei soldi prestati sempre al solito Tonino: cento milioni di lire senza interessi poi restituiti all’imprenditore inquisito Gorrini; cento milioni di lire senza interessi poi restituiti all’imprenditore inquisito D’Adamo. Tutt’altro che «gelatinoso» perché «immobile» l’utilizzo concesso a Di Pietro di un appartamentino con vista guglie del Duomo di Milano o della suite al residence Mayfair, a Roma, a due passi da via Veneto, sempre dallo stesso D’Adamo. Dolce vita. O l’affitto più spese pagate da D’Adamo a Rocco Stragapede, poliziotto amico e collaboratore di Tonino. O l’appartamento a Milano di via Agnello, dato in uso un paio d’anni all’ex pm di Mani Pulite che in più, sotto un piatto sul frigorifero, era solito trovarci anche del denaro. Niente di illegale, soltanto regalini. Valuterà la magistratura che indaga sul caso Protezione civile se trattasi di innocui regalini anche i recenti soggiorni all’hotel Pellicano di Porto Santo Stefano pagati al segretario generale della presidenza del Consiglio Carlo Malinconico dal costruttore Piscicelli. O la vacanza a Cortina, all’hotel Cristallo, pagata da Gaetano Ciotola ai coniugi De Santis.
E poi il lavoro, le assunzioni, lo stipendio, in ultima analisi i soldi. Sotto i riflettori dei magistrati è finito pure l’impiego del figlio di Balducci e della sua fidanzata: entrambi assunti dal solito Anemone che, indirettamente, a Balducci pagherebbe pure colf e badanti. Veleni? Magari tutto regolare come quel contratto targato Maa Assicurazioni di cui beneficiò Cristiano, il figlio di Di Pietro. Gorrini dixit: «Sì, Cristiano Di Pietro lavorò alla Maa a parcella, non inquadrato perché non aveva fatto il servizio militare, dal luglio al 10 ottobre 1992, guadagnando poco più di 7 milioni di lire».
Nella lista delle odierne cortesie scandagliate dalla Procura di Firenze compaiono utenze di cellulari, lavori di ristrutturazione, mobili, divani, poltrone, passaggi in aerei privati, massaggi. Oggi come ieri se è vero, come è vero, che sempre D’Adamo disse di aver donato all’ex star di Mani pulite un telefonino, dei vestiti marcati Tincati e Max Mara, quindici voli Milano-Roma, un mobile-libreria per la casa di Curno. Mentre Gorrini elargì penne, agende, tre viaggi in jet privato e alcuni stock di calzettoni lunghi fino al ginocchio.