I regali di Natale? Si comprano all’asta a prezzi stracciati

Bolli scaduti, assicurazioni non pagate, motori «truccati», abbandoni, ricettazioni, mercati delle pulci più o meno fuorilegge, pignoramenti. Dietro ogni oggetto battuto all'asta nelle Depositerie civiche di via Gregorovius c'è una storia. Che però, spesso, nessuno ricorda più. Come ci sarà approdata, nel deposito, la barca pilotina «Sessa» con carrello marca Pedretti e motore Johnson 25 Hp? Un proprietario che navigava in cattive acque? Chissà. Poi c'è l'angolo della musica. Dodici fisarmoniche, altrettanti violini, due clarinetti, sette chitarre, un tamburo. Manco fosse il corredo dell'orchestra Verdi.
«Li avranno abbandonati dei musicisti di strada, per darsela a gambe alla vista dei vigili, oppure potrebbero arrivare da qualche negozio di strumenti fallito» ipotizzano al deposito. Il grosso della merce, però, è venduto a blocchi. «Sono principalmente confische ai venditori abusivi, risalenti al 2006» dicono in via Gregorovius. Idem per la distesa di scatoloni, battuti bancale per bancale. Dentro c'è di tutto. Roba da aprirci un negozio: guanti, cappelli, borse, sciarpe, lampade, cinture, incensi, orecchini, portafogli, occhiali, ventagli, pupazzetti, sandali, scarpe, ciabatte, accendini. Persino, testuale, ventidue foto del Milan e dieci anfore di terracotta. Come gli ombrelli, divisi in dodici cassoni e ancora avvolti nel cellophane.
Si strilla e si spinge per far sentire la propria offerta. Si fanno affari da 10 euro e la base d'asta la decide, di volta in volta, il banditore, Giulio Camozzi. In tempi di recessione economica c'è chi si affida anche a questi mezzi pur di non rinunciare ai regali di Natale. La cosa sorprendente è che a queste aste i clienti si conoscono tutti tra di loro: spesso quelli che ci vanno lo fanno per business. Comprano montagne di roba a poco per poi rivenderla mettendosi in tasca qualche euro. Si portano a casa motorini sfasciati per poche centinaia di euro e dopo una ritoccatina li rivendono al doppio.
A spuntare i prezzi più alti, neanche dirlo, sono state le 36 vecchie Vespe da piazzare ai collezionisti o utili per i pezzi di ricambio. Ma ci sono anche scooter più recenti, vecchie moto stradali e da enduro e qualche «due ruote» da centauri nostalgici, come un Fantic Caballero e un Dingo 50 della Guzzi. Gli avvisi pubblici d'asta li leggono in pochi, gli acquirenti sono sempre gli stessi creando un ambientino piuttosto pittoresco: a volte le forze dell'ordine devono farsi sentire per bloccare gli schiamazzi.
«Abbiamo incrementato il numero di queste aste - spiega l'assessore ai Servizi al cittadino Stefano Pillitteri -. In questo modo, raggiungiamo tre obiettivi: svuotiamo i nostri depositi, evitiamo che tutta questa merce vada sprecata e riempiamo un po' le casse del Comune di Milano».
Insomma, per chi ha un po’ di tempo libero a disposizione, le aste possono essere un bel modo per risparmiare. Certo, non bisogna fare gli schizzinosi, né arricciare il naso di fronte a un parafanghi leggermente arrugginito o a qualche borsa un po’ graffiata. I veri intenditori, che hanno l’occhio lungo sulla merce che vale e su quella che non conta nulla, hanno fatto affari d’oro.