I regolamenti di conti sotto la Quercia

E così anche Turiddo Campaini, duro tra i duri oppositori di Giovanni Consorte e della fusione Unipol-Bnl lascia la presidenza della Finsoe, finanziaria di controllo di Unipol assicurazioni. La vicenda degli oppositori alla fusione assicurazione delle coop rosse-Banca nazionale del lavoro ricorda sempre di più il giallo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, nel quale i protagonisti sono uccisi uno per volta.
Franco Bassanini, antifusionista doc e grande lobbista della Fondazione Monte dei Paschi, non è stato riconfermato parlamentare. Così Lanfranco Turci, doppio «traditore» perché anche ex presidente della Lega coop. Vannino Chiti, già potente numero 2 ds, è ministro dei Rapporti con il Parlamento. Nessuno si ricorda più di lui: volete paragonare il suo potere con quello di Pierluigi Bersani o con quello del viceministro Vincenzo Visco? In Toscana domina il dalemiano Mario Filippeschi. Anche gli ufficiali milanesi della Guardia di Finanza, che avevano indagato solertemente sull'Unipol, hanno corso qualche rischio: approfittando della calda estate Visco è parso volere fare piazza pulita.
E ora tocca a Campaini, presidente della potente Unicoop di Firenze, perno dell'opposizione anti-Consorte contro le megacooperative emiliane, che pur sconfitte sulla fusione hanno piazzato il loro uomo di maggiore peso al posto di Consorte: Pierluigi Stefanini, presidente di quella coop Adriatica che ha il cuore a Bologna e in Romagna, ma estende il suo «impero» in Veneto e nelle Marche.
Ma - si dirà - Campaini se ne va per l'arrivo di Carlo Salvatori, solido banchiere, già presidente di Unicredit: che cosa c'entra con i regolamenti di conti in casa ds. La questione non è il tecnico né qualche stupido pettegolezzo sulle passate sintonie tra Salvatori e il dannato Antonio Fazio. Il problema sono coloro che «dentro» i ds hanno fatto da sponda agli Abete, ai Della Valle e altri nemici della «fusione». Poi, per quello che riguarda le forme, uno come Stefanini, cresciuto nel potentissimo apparato del Pci bolognese, sa bene come comportarsi. In questo è nettamente superiore all'irruento Consorte che sfidava apertamente gli oppositori.
Insomma se si va a rileggere l'elenco dei ds anti-Consorte dello scorso autunno, gli unici due sopravvissuti sono Giorgio Napolitano, però più soggetto a uno sfogo di malumore che vero oppositore, e Giuseppe Mussari, allora presidente della Fondazione oggi della Banca Monte dei Paschi, quest'ultimo protetto dal formidabile potere del municipalismo senese. Persino Antonio Polito, già direttore del quotidiano già dalemiano Il riformista e intimamente legato a un altro imprevisto «traditore», Claudio Velardi, ha dovuto lasciare i ds per rifugiarsi nella Margherita.
È un caso che l'ultimo regolamento dei conti interdiessino avvenga nel momento in cui la fusione tra Intesa e San Paolo di Torino viene benedetta dai prodiani? Ma che c'entra la politica con quest'ultima operazione? Come ha detto Sergio Chiamparino: i partiti sono estranei alla fusione. Così ha giurato anche il presidente del San Paolo, Enrico Salza: non si è parlato con i partiti - ha detto -, o almeno, «lui» non ha parlato con i partiti. Certo fa una qualche impressione leggere sul Corriere della Sera che prima Chiamparino e poi Piero Fassino avrebbero telefonato perché nei nuovi organigramma fosse garantito un posto di comando a Pietro Modiano. E, sempre secondo il Corriere, in quarantotto ore il problema sarebbe stato risolto in modo soddisfacente. Una forma di governance allargata o solo spargimento di dispettucci e velenetti all'interno del piccolo establishment?