I religiosi pronti a impallinare Olmert

Più che un accordo sembra un bluff. Il presidente palestinese Abu Mazen e i suoi fedelissimi, gli stessi che a giugno si fecero buttare fuori dalla Striscia da Hamas, giurano ora di poter risolvere il problema del confine con l’Egitto riprendendo il controllo del valico di Rafah. Il più convinto sembra essere il ministro degli Esteri palestinese, che assicura di aver raggiunto un accordo con il presidente egiziano Hosni Mubarak. Con quel bluff tra le mani Abu Mazen si presenta al vertice di Gerusalemme con il premier israeliano Ehud Olmert. L’incontro è pura cerimonia organizzata per tenere in piedi le speranze di Annapolis.
Il presidente palestinese, ulteriormente spiazzato dall’abbattimento della barriera di Rafah, non ha in verità nulla da offrire o pretendere da Olmert. La fine del blocco della Striscia è stato già deciso dell’Alta Corte di Gerusalemme che, proprio ieri, ha ordinato al governo israeliano la ripresa delle forniture alle centrali elettriche di Gaza. Quanto alla proposta di Abu Mazen di riprendere il controllo del valico di Rafah, Olmert si guarda bene dal commentarla.
Il premier israeliano in queste ore pensa soprattutto alla propria sopravvivenza politica. La scorsa notte i dodici rabbini del Consiglio dei Saggi riuniti a casa di Ovadia Yosef, padre spirituale del partito ultraortodosso Shas, hanno discusso l’uscita in termini di principio dal governo. Da oggi il capo del partito Eli Yishai potrebbe decidere se abbandonare subito l’esecutivo o attendere ancora. Senza i dodici deputati ortodossi l’esecutivo di Ehud Olmert è praticamente morto. Dopo l’addio a metà gennaio di Avigdor Lieberman e dei suoi deputati, la maggioranza controlla appena 67 dei 120 seggi del Parlamento.
«La riunione è un primo passo sulla strada dell’abbandono, ma non significa che questo avvenga immediatamente», confermavano ieri i portavoce del partito. Per vedere cadere l’esecutivo basterà, forse, attendere la presentazione annunciata per dopodomani del rapporto sulla guerra in Libano dell’estate 2006 stillato dalla commissione Winograd. Un giudizio troppo aspro sulle responsabilità del premier, seguito dall’uscita dall’esecutivo dei laburisti, segnerà con tutta probabilità il vero colpo di grazia per Olmert.