I ribaltonisti temono le urne perché sarebbero funerarie

È la fine del berlusconismo, di Berlusconi, del Pdl? Benissimo, e allora perché non si va alle elezioni? Qual è il problema? Ci sono tante bellissime alternative, no? Per esempio basta guardare la televisione e vedere molti parlamentari con la scritta «deputato Fli». Ossia deputati di un partito che nessuno ha votato. Sarà votato, non c’è dubbio, ma al momento si sono autoeletti. In questo Paese tutto normale, per carità, lo garantisce la Costituzione, secondo la quale «i membri del Parlamento vengono eletti senza vincolo di mandato», e di conseguenza anche i partiti si formeranno senza vincolo di essere eletti.
In Italia viene naturale far nascere partiti in corso di legislatura, ci si è talmente abituati che non ci si fa più caso. Quando cadde il governo Prodi, nel 1998, anche Francesco Cossiga fondò l’Udr, prendendo voti dal Cdu di Buttiglione e Mastella e dagli scissionisti del Ccd, per portare Massimo D’Alema al governo senza passare per le elezioni, operazione che si rivelò un boomerang e venne percepita come un’usurpazione della volontà popolare, ma la tentazione di incassare subito è sempre forte e ci si dimentica presto. Idem per il tormentone sulle mozioni di sfiducia a cui assistiamo in queste settimane: quanti di voi si sono chiesti perché i finiani non abbiano mai proposto una mozione di sfiducia, e al contrario abbiano votato la fiducia meno di un mese fa? Con un paradosso solo apparente: chi denuncia la fine del governo Berlusconi, non lo sfiducia ma chiede al presidente del Consiglio di dimettersi. Sembra assurdo ma non lo è, piuttosto è la trappola studiata a tavolino di chi spera di farcela con i trucchi della vecchia partitocrazia. Se Berlusconi si dimettesse, si potrebbe chiedere a Napolitano un governo di transizione, un governo di unità nazionale, un governo tecnico, un governo di larghe intese, un governo dove entrassero tutti coloro che hanno perso le ultime elezioni e formato da un’altra maggioranza, come auspicano i deputati di Fli e dell’Udc, perché l’atto di dimissioni da parte di un presidente del Consiglio non sfiduciato implicherebbe il dichiararsi incapace a governare.
Se invece Berlusconi non ci pensasse proprio a dimettersi, e dovesse cadere per una mozione di sfiducia altrui, sarebbe difficile non pretendere l’immediato ricorso alle elezioni anticipate. Inoltre, altro problemino non da poco: i sondaggi danno Pdl e Lega in maggioranza, e gli attuali oppositori di Berlusconi - si sa - vincerebbero solo se si coalizzassero insieme. Ma un’ammucchiata con Pd, Idv, Fli, Udc e chi più ne ha più ne metta, quanto perderebbe, rispetto agli attuali sondaggi, una volta dichiaratasi tale? Infatti mentre coloro che si dichiarano a favore di Pdl e Lega esprimono una preferenza certa, anche restando solo all’ipotetico asse di centro, l’8,1% di Fini e il 5,8 di Casini indicano preferenze date ai singoli partiti, i quali infatti giocano ancora a carte coperte gli uni rispetto agli altri. Se però un partito come quello di Fini, difensore dei valori laici, si alleasse con un partito come quello di Casini, difensore dei valori cattolici, prima ancora di porsi il problema di quale programma comune possano concepire, manterrebbero invariate le loro percentuali?
Insomma, se il governo è in crisi, se la maggioranza non esiste più, se dobbiamo celebrare i funerali del berlusconismo, perché non si va alle elezioni? Solo perché è più forte il timore funebre che le urne elettorali diventino urne funerarie?