I ribelli avanzano: «A Tripoli in 48 ore»

TripoliI ribelli libici si accingono a stringere la morsa militare su Muammar Gheddafi, al quale concedono però una via d’uscita. Mentre a Mosca si cerca ancora una soluzione diplomatica. Abdel Jalil, il leader del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), espressione politica degli insorti, ha detto che se il colonnello lascia il potere potrà restare sul suolo libico. «Come soluzione pacifica noi abbiamo offerto la possibilità di dimettersi e di ordinare ai suoi soldati di ritirarsi nelle loro caserme e posizioni, dopo di che può decidere se restare in Libia o andare all’estero», ha spiegato Jalil aggiungendo che se il rais «desidera restare in Libia, decideremo il posto e starà sotto supervisione internazionale». Una soluzione non nuova, già proposta dallo stesso Jalil un mese fa tramite l’Onu, ma finora senza risposta da parte di Tripoli. Ma riproposta ieri in termini chiari, da una posizione di forza molto più netta che un mese fa: dopo aver guadagnato terreno su tre fronti nelle ultime settimane, le forze degli insorti infatti, fa sapere il loro portavoce militare, Ahmed Omar Bani, si preparano a lanciare nelle prossime 48 ore un’offensiva per arrivare a tiro di cannone dalla roccaforte tripolina di Gheddafi: «Nei prossimi giorni, nuovi sviluppi avranno luogo su quella linea del fronte». L’obiettivo è riconquistare il villaggio, crocevia strategico, di Bir Al-Ghanama, a soli 50 chilometri a sud di Tripoli. Proprio sulle montagne di Djebel Mussa i ribelli berberi locali nei giorni scorsi hanno ricevuto un carico di armi paracadutate dalla Francia. Il villaggio di Bir Al-Ghanama è divenuto bersaglio nelle ultime ore di raid della Nato, che preparano il terreno all’avanzata dei ribelli. Ma intanto attorno a Gheddafi, rintanato nel bunker e inseguito ora anche da un mandato d’arresto della Corte penale internazionale (Cpi), oltre a quella militare si intensifica il lavoro diplomatico: oggi la Turchia, inizialmente critica nei confronti della Nato - del quale è l’unico Paese membro musulmano - ha impresso una svolta alla sua politica estera, ritirando definitivamente il suo ambasciatore da Tripoli, accogliendo per legge le sanzioni, che colpiranno soprattutto gli interessi della banca libica di investimento Libyan Foreign Bank, e riconoscendo il Cnt, per bocca del ministro degli esteri, Ahmet Davutoglu, significativamente in visita a Bengasi, come «legittimo rappresentante del popolo libico». Oggi si registra anche la visita di Jacob Zuma, presidente del Sudafrica, Paese che ha agito da mediatore nella crisi libica, a Mosca, dove domani sarebbe in programma un incontro con il capo del Cremlino, Dmitri Medvedev. Intanto gli Usa avrebbero chiesto ai ribelli di catturare l’unico uomo condannato per la strage di Lockerbie, il libico Abdelbaset al Megrahi per consegnarlo alle forze speciali americane.