I ribelli ora vogliono il sangue di Mubarak

Il Cairo Non è bastata l’uscita di scena. L’ex presidente egiziano Hosni Mubarak rischia ora la pena di morte. Secondo il ministro della Giustizia egiziano Mohammad el Guindi, Mubarak potrebbe essere condannato alla pena capitale se riconosciuto colpevole di aver ordinato di aprire il fuoco contro i manifestanti durante la protesta che ha portato alla sua caduta. Destituito a febbraio dopo proteste di piazza senza precedenti, Mubarak è agli arresti domiciliari per il sospetto coinvolgimento nella morte di oltre ottocento persone. «Il reato di omicidio di manifestanti potrebbe portare senz’altro a una condanna a morte, se esistessero prove convincenti», ha dichiarato il ministro. «L’unico in grado di perdonare Mubarak - ha aggiunto - sarebbe il nuovo presidente. Ma se fossi io il presidente non perdonerei chi ha ucciso 800 martiri».
L’ex uomo forte, 82 anni, è piantonato dalla polizia in ospedale nella località balneare di Sharm el-Sheikh, sul Mar Rosso, dopo un attacco di cuore che lo ha colpito mentre veniva interrogato. A inizio mese il capo della corte di appello del Cairo, Zakaria Shalash, ha indicato che Mubarak potrebbe essere giustiziato dopo un processo che, in base alle sue previsioni, dovrebbe durare almeno un anno. Shalash ha spiegato che la testimonianza di Habib al-Adly - ex ministro degli Interni di Mubarak a sua volta sotto processo con l’accusa di aver dato l’ordine di sparare sui manifestanti anti-regime - renderebbe, se provata, l’ex presidente un complice della strage di civili.
Intanto l’Egitto tenta di guardare al futuro. Ma si troverà davanti numerosi rischi, come temono già molti osservatori internazionali. In una conferenza stampa tenuta ieri, i Fratelli musulmani, gruppo un tempo bandito nel Paese, hanno reso noto che correranno per metà dei seggi delle elezioni parlamentari che si terranno a settembre. Una mossa che rende chiara l'intenzione da parte del gruppo di voler divenire una delle principali forze politiche del Paese. Nonostante la campagna dell'ex presidente per eliminarli, i Fratelli musulmani sono rimasti il gruppo di opposizione meglio organizzato. Nella conferenza stampa di ieri, i Fratelli musulmani hanno nominato leader del loro nuovo partito, Libertà e giustizia, Mohammed el Mursi, che ha promesso: «Non sarà un partito teocratico».
Intanto il sangue continua a scorrere in Siria. Il centro delle contestazioni resta Daraa, da lunedì scorso assediata dai carri armati del regime. Ieri altre sei persone sono state uccise mentre partecipavano ai funerali delle precedenti vittime. E a Damasco intanto i sostenitori di Assad hanno circondato la sede della tv satellitare Al Jazira.