I ribelli della Quercia vogliono la poesia al potere

Dopo l’immaginazione e la fantasia, ora la sinistra vuole portare anche la poesia al potere: sembra questo, almeno, il senso della nomina di Edoardo Sanguineti a presidente onorario dell'associazione «Unione a Sinistra», il nuovo soggetto politico che sta per nascere ufficialmente a Genova e raduna gli esponenti dei Democratici di sinistra che non si riconoscono nel futuro (futuribile?) Partito Democratico. L'associazione, che dice di contare già su 200 pre-adesioni e punta a diventare una realtà nazionale, sarà presentata giovedì a Palazzo San Giorgio (alle 17 e 30) in un incontro che vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Pietro Folena, Aldo Tortorella e Nicola Tranfaglia, oltre al leader riconosciuto a livello ligure, il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti. Per l'occasione - annunciano i promotori dell’«Unione a Sinistra» - sarà ufficializzato il documento programmatico della nuova formazione. Ma intanto per Sanguineti, poeta e docente universitario genovese, c'è chi ipotizza una candidatura a sindaco, alle elezioni amministrative della prossima primavera. «Mi porrò un problema alla volta - replica l’interessato -. L'unica certezza è la nuova vivacità, la stessa che mi ha spinto ad accettare la carica di presidente onorario dell'Unione a Sinistra e che mi ha fatto sentire in dovere di tornare attivo in politica». Non è un sì, ma neanche un rifiuto, in pieno stile-Sanguineti. Subito dopo, il poeta passa a tracciare il manifesto: «Io sono stato e sono rimasto comunista, se si intende con questo termine la ricerca di un punto di contatto con le persone e i lavoratori. Il partito democratico rischia di spostare troppo al centro l'asse della coalizione; credo sia più corretto mantenere le differenze e su queste basi cercare il dialogo, il confronto e la collaborazione». Per quanto riguarda il futuro degli aderenti alla nuova associazione, la maggior parte di loro ha chiarito che rimarrà all'interno dei Ds fino al prossimo consiglio nazionale. Ma potrebbe essere solo una formalità temporanea. Lo fa capire il senatore Aleandro Longhi, che assieme agli assessori provinciali Eugenio Massolo e Renata Briano e all’assessore comunale Andrea Sassano ha aderito alla nuovo gruppo: «Dopo una vita trascorsa all'interno di un partito è una scelta dolorosa, ma oramai è come se già i Ds non esistessero più - spiega Longhi -. Sulla creazione del Partito democratico non c'è stato confronto, come testimonia anche la nascita dei gruppi parlamentari unitari, e la sinistra del partito non può far altro che prenderne atto». Ma sia chiaro: gli esponenti diessini «dissidenti» che ricoprono cariche nelle giunte amministrative genovesi, come appunto Massolo, Briano e Sassano, non cambieranno schieramento: «Siamo stati nominati da una maggioranza della quale continuiamo a far parte, quindi non ci saranno problemi».
Contro di loro e, in generale, contro «il gruppo di dirigenti, soprattutto diessini genovesi della minoranza, che hanno deciso di aderire al progetto della "Sinistra europea" portato avanti da Rifondazione Comunista» si scaglia infine Moreno Veschi, attuale capogruppo della Quercia in consiglio regionale. E usa l’accetta: «Questi dirigenti - sbotta, in una nota scritta - fanno una scelta che nulla ha a che vedere con il Partito socialista europeo, con l'Internazionale Socialista che è la storia stessa, da essi negata, dei Democratici di Sinistra». Ce n’è soprattutto per «l'onorevole Longhi, dimentico di essere stato eletto in una lista bloccata, quella dell'Ulivo votata dagli elettori Ds, Margherita, e più in generale del centrosinistra. Ma che dice! - tuona il capogruppo -. La costituzione del "gruppo Unico ed Organico" dell'Ulivo sarà la prima esperienza in una Regione d'Italia. Una decisione presa democraticamente sulla base di un approfondito confronto nel partito e tra gli eletti in Regione tutt'altro che "carenza di democrazia", viceversa lo stesso coordinamento nazionale del "correntone Ds" ha evidenziato il mancato confronto nella componente da parte degli esponenti che hanno deciso l'uscita dai Ds».