I riciclati di Walter: portaborse e travet

Dal portavoce del premier Sircana al caposegreteria del Campidoglio Verini: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito

Roma - Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd «è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata» con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D’Alema, Cesare Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con la pletora di sottosegretari ricandidati il computo si avvicinerebbe alle 70 unità.
Ma queste elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani (Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino (ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l’ex portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo.
Walter non ha potuto fare a meno anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell’esecutivo Ds) così come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio, di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica per Veltroni. O perché il «partito delle mogli», da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall’ammainare bandiera.
Un dato di fatto rilevante è la tendenza a rigenerarsi (o per meglio dire riciclarsi) di una certa classe politica. Se si analizzano alcune posizioni «in bilico» nelle varie Regioni, si scoprono nomi che totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15 è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni «signore dei voti» del Pci-Pds-Ds nell’Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu «risarcito» (si fa per dire) con la presidenza di Ferservizi, una controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. È andata meglio a Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al posto numero 9.
Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in Puglia. Si definisce «socialista dall’età della ragione». In circa 30 anni di carriera l’attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l’operaio Iveco Alberto Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica, essendo sindaco di Saviore dell’Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità di farcela, c’è il giovane segretario milanese dei Ds, Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero uno della Margherita locale.
Scendendo in Emilia si ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini è «eleggibile» al Senato. In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al ’76 e assessore al Bilancio del Comune di Firenze. si trova quattro posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina e candidata alle primarie del Pd. Un’Italia nuova si può fare.