I ricordi di Caputo a ritmo di jazz

Ormai si possono distinguere due tipi di concerti. Quelli tradizionali, dove un impresario invita un artista a esibirsi in un locale (e poi saranno la musica e le capacità del personaggio sul palco a determinare il successo o meno dell’evento). E ci sono i concerti della cosiddetta «generazione Facebook». Si tratta di un nuovo tipo di concerti. Nati e organizzati all’interno del popolare social-network. Il successo di pubblico è garantito, perché i tanti fan di un artista che vivono nella città dell’esibizione hanno uno stimolo in più ad andarlo ad ascoltare: lo sconto Facebook, appunto.
È quanto accadrà oggi e domani al The Place di via Alberico II dove si esibirà Sergio Caputo. Reduce dal successo ottenuto a Milano nei giorni scorsi (dove sul palco a sorpresa è salito il giornalista e scrittore Beppe Severgnini), il cantautore romano porterà un bagaglio musicale molto «pesante» dove sono stipate oltre 150 canzoni. Alcune delle quali («e non per forza le più famose») verranno riproste con un nuovo arrangiamento (a uno dei due concerti parteciperà un altro nome del giornalismo nostrano: Antonio Di Bella, direttore del Tg3).
«Il mio pubblico è cambiato - spiega il cantautore romano che da anni vive in California -. Ai miei concerti adesso vedo soprattutto ventenni, che magari non erano nati quando cantavo Un sabato italiano. Vogliono sempre le mie canzoni più famose, che però ho riarrangiato in chiave smooth jazz».
Il jazz è il nuovo destino di Caputo che in America ha scoperto un nuovo successo proprio grazie alla sua inclinazione per questo genere musicale. «Lì - aggiunge il musicista - c’è maggiore curiosità e il pubblico è disponibile anche ad ascoltarti cantare in italiano se la musica ha una sua forza seduttiva e se i testi conservano una decisa musicalità». Da sempre l’originalità dei testi e l’ironia che li contraddistingue costituiscono l’elemento forte delle canzoni di Caputo che l’anno scorso ha debuttato anche come romanziere pubblicando con Mondadori Disperatamente (e in ritardo cane). Nel libro si racconta di un ritorno alle origini per un artista da tempo lontano da Roma. Le sue descrizioni di Trastevere sono memorabili. «Un tempo conoscevo ogni sampietrino di questo rione - racconta il musicista - . Adesso invece è difficile orientarsi. Tutto sembra cambiato. Soprattutto i negozi e i locali».
Anche il concerto nel locale di via Alberico II a Prati sarà una sorta di ritorno alle origini. Fu infatti proprio Caputo nel 2003 a iniziare la lunga serie di esibizioni di grandi nomi nel locale di Antonio Pascuzzo dove fino ad allora si esibivano soprattutto giovani ed emergenti.