I ricordi del generale che si fece «cantuné»

Francesco Gambaro

Il sogno che coltivava da bambino è riuscito a coronarlo solo a 64 anni, quando ha assunto il comando dei vigili urbani di Genova. «Ed è stato come se la mia vita ricominciasse da quei terribili bombardamenti del giugno del 1944, il sogno di un bambino che prendeva forma». Così il generale Nicolò Bozzo si confessa nell'ultimo capitolo del libro dedicato ai suoi 42 anni di servizio nell'Arma dei carabinieri. Il libro («Nei secoli fedele allo Stato»), è stato presentato ieri alla libreria Feltrinelli dall'autore, il giornalista Michele Ruggiero, e dal direttore responsabile dei Fratelli Frilli editore, Goffredo Feretto, insieme al caporedattore del giornale, Massimiliano Lussana, e a Marco Menduni del Secolo XIX. Prima di coronare il sogno dell'infanzia, il generale Bozzo ha attraversato 40 anni dell'Italia repubblicana, incrociando gli episodi e le vicende più significative della storia del Paese e conoscendo una galleria di personaggi che hanno segnato nel bene e nel male la storia italiana dagli anni'60 alla fine degli anni'90: Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giulio Andreotti, Aldo Moro, l'ex ministro Vito Lattanzio, l'ex presidente della Regione Liguria Alberto Teardo. Negli anni di piombo, il generale Dalla Chiesa lo volle accanto a sé nei reparti speciali antiterrorismo, di cui fu responsabile per il settore del Nord Italia. Bozzo ricorda così il generale, di cui fu uno dei più stretti collaboratori. «Dalla Chiesa pretendeva di svecchiare l'Arma, di modernizzarla per superare la stagnazione in cui versava da tempo». Presidente del Cocer carabinieri, Bozzo non esitò a denunciare le connivenze e le infiltrazioni della P2 di Licio Gelli. «Ma questa lealtà verso le istituzioni non gli fu mai perdonata da alcuni settori dell'Arma», spiega Ruggiero. Per Lussana, fra l’altro, «dal racconto del generale Bozzo a volte emerge un mondo manicheo, diviso tra buoni e cattivi, dove però viene a mancare un protagonista di quegli anni: il blocco sovietico».