I rifugiati che hanno bloccato il centro? Solo uno su tre ai colloqui per un lavoro

IL COMUNE Ha offerto pure assistenza sociale ma su 86 convocati non si è presentato nessuno

In teoria, la tregua è scaduta. I rifugiati eritrei che nelle giornate del Salone del mobile hanno messo a soqquadro il traffico del centro, avevano «accettato» di trascorrere quindici giorni nelle strutture del Comune, in attesa di una sistemazione definitiva. Aspettando le prossime «mosse» (proprio ieri sera il centro sociale Cantiere ha organizzato a Sesto San Giovanni un convegno sui diritti e la rivolta dei rifugiati), Palazzo Marino fa i conti della loro disponibilità a integrarsi, partecipando ai corsi di italiano e accettando l’aiuto a trovare lavoro. Del gruppo di stranieri sgomberati dall’ex residence di Bruzzano - e che hanno diritto al percorso che il Comune garantisce ai richiedenti asilo - 86 sono stati ospitati nel dormitorio di viale Isonzo, 11 in viale Ortles e 9 in quello di via Saponaro. Partendo dal gruppo più numeroso di viale Isonzo, durante i quindici giorni l’assessorato alle Politiche sociali ha organizzato colloqui individuali, offrendo da una parte assistenza sociale/giuridica e dall’altra percorsi di inserimento al lavoro. La prima parte non interessava proprio: degli 86, non si è presentato nessuno, facendo spendere inutilmente anche per i mediatori culturali chiamati dal Comune. Per le offerte di occupazione: solo uno su tre. Del resto, fa presente l’assessore Mariolina Moioli, nei giorni dello sgombero e dei cortei in centro, l’obiettivo era chiaro: «Vogliono solo una casa, che non possiamo dare, ma non sono interessati alle nostre offerte di lavoro».
E al di là del caso specifico, l’atteggiamento purtroppo non cambia quando i rifugiati ottengono con lo status il diritto a seguire per sei mesi il percorso di integrazione che lo Stato offre loro. Molti, ha sottolineato la Moioli ai consiglieri riuniti ieri in Commissione per discutere di questo tema, non partecipano mai ai corsi di italiano o rifiutano le Borse lavoro e i colloqui, forse «perché trovano vie di guadagno più facili». Ma ogni persona presa in carico dal Comune costa circa 55-60 euro al giorno. Eppure «non abbiamo strumenti per obbligarli o allontanarli», precisa. Ragion per cui, la richiesta che il Comune farà al ministro dell’Interno Roberto Maroni, oltre a quella di un tetto massimo di rifugiati per ogni regione - chiesto già dal sindaco Letizia Moratti - sarà di fissare delle regole affinché «chi non partecipa davvero ai programmi, che per noi rappresentano un costo, perda il diritto. Li offriremo ad altri in lista d’attesa».