I rincalzi azzurri battono il Sud Africa

Una doppietta di Lucarelli nel finale della gara. Segnali positivi da De Rossi e Montolivo. Traversa di Zaccardo e palo di Gilardino

Siena - Due gol alla fine dell’intramontabile Lucarelli, come si dice quando si vuole evitare di parlar male per forza. Sta a vedere che è stata colpa della Georgia che ha anestetizzato tutto, perfino quella banda di esordienti convocata dal ct. Ne è venuto fuori una specie di esercizio di scrittura, un dettato coi piedi, ognuno al suo posto, ordinato, azzurri col grembiulino, i sudafricani scolastici. Mai vista tanta gente pagare il biglietto per guardare un compito in classe. E neppure si può accusare qualcuno, Parreira ha portato i ragazzi in gita e ha raccontato a tutti che fra i suoi e i campioni del mondo c’erano due o forse tre categorie di differenza, anche se doveva giocarsela con l’Italia B o C. Gli azzurri in compenso hanno fatto il possibile per smentirlo.

Donadoni è rimasto seduto in cattedra a leggere il giornale e ogni tanto alzava lo sguardo per capire chi stava disturbando, ma niente di speciale, era Foggia che a tratti la prendeva sul serio e gli partiva qualche tunnel. A Rosina neanche quello. De Rossi, senza scomporsi più di tanto e senza correre, ha preso comunque il voto più alto, lui aveva poco da dimostrare tranne bagnare al meglio il suo esordio con la fascia di capitano al braccio. Difesa invalutabile perché bastava salire un paio di metri per mettere sistematicamente in fuori gioco Nkosi, McCarthy o chiunque altro dei Bafana Bafana si avventurasse dalle parti di Amelia. Così Zaccardo, più o meno attorno al quarto d’ora del primo tempo, si è presentato in area sudafricana e di testa ha colto la parte alta della traversa, insomma un mezzo palo, in una mezza partita contro una mezza squadra, comunque l’unica conclusione seria dei campioni del mondo nel primo tempo.

Poi è entrato Gilardino, subito uno scatto poi un palo di testa, poi la tanto decantata professionalità, Rosina si è spalmato contro un certo Mokoena che lo sovrastava di almeno quaranta centimetri, Chiellini ha mancato uno stop e gli è scappato un sorriso. Ha sorpreso Montolivo, bene prezioso da tutelare come s’è fatto con Baggio, Del Piero, Totti e Pirlo. Ma il ragazzo ricorderà questa partita come la prima in cui non ha preso neppure una legnata, non ne ha dato l’opportunità. Due parole sull’arbitro tedesco Weiner: si è capito subito che non voleva rogne e non gli sarebbe successo nulla di grave.

In fondo Roberto Donadoni si è solo voluto concedere una serata di assoluto relax, una di quelle panchine terapeutiche dove ti siedi e te la gusti, guardi e riesci anche a pensare con raziocinio al tuo futuro. Il calcio come grande metafora della vita, le partite che non finiscono mai. Ha ereditato un gruppo caratterizzato da inevitabile appagamento, ha perso due a fine corsa azzurra come Totti e Nesta, ha dovuto fare i conti con l’infortunio di Materazzi e le lune di Camoranesi, per farne undici ha dovuto telefonare a Fabio Grosso e nonostante questo non è riuscito a convincere quasi nessuno. E se la Georgia ha battuto la Scozia, gli diranno, non è stato certo merito suo.