I Ris cercano la prova regina Una mano ha tradito il killer

da Parma
Potrebbero durare fino a notte fonda gli esami dei tecnici del Ris e dei periti di parte, sulle tracce repertate a casa di Chiara Poggi. L’incontro era previsto per metà mattinata a Parma, ma le prime ore sono state impiegate per le formalità di rito. Così le analisi vere e proprie sono iniziate solo nel primo pomeriggio e sono andate avanti a oltranza, per poter avere già oggi i primi responsi.
Chiara è stata uccisa tre settimane fa e il fidanzato Alberto Stasi è indagato per «omicidio premedito aggravato dalla crudeltà». Al termine delle tradizionali attività di indagini, sopralluoghi e interrogatori, non è infatti emersa una pista alternativa che porti in altre direzioni. Anche se contro il ragazzo finora non ci sono prove e forse neppure indizi, ma qualche incongruenza nel suo racconto. Troppo poco per andare in Assise. Dunque l’azione investigativa si è spostata nei laboratori del Reparto investigazioni scientifiche di Parma.
Al lavoro i capitani Alberto Marino, per le tracce ematiche e biologiche, e Aldo Mattei, per gli accertamenti dattiloscopici. Affiancati da Francesco Maria Avato e Matteo Fabri, dell’università di Ferrara, nominato da Giovanni Lucido, difensore di Stasi, e Marzio Massimiliano Capra, medico legale di Milano, indicato da Gianluigi Tizzoni, legale di parte civile.
I tecnici dovranno effettuare una serie di prove irripetibili, vale a dire il materiale una volta esaminato diventa inservibile, e per questo devono coinvolgere tutte le parti nell’«incidente probatorio» che finisce poi direttamente agli atti processuali. Verranno prese in esame le impronte digitali ma anche sangue, sudore e in generale materiale organico. Ciascuno diventerà poi un tassello per arrivare alla dinamica del delitto ed eventualmente individuare chi possa averlo commesso.
In particolare ci sono alcune «ditate» lasciate sulla spalle di Chiara riconducibili inequivocabilmente all’assassino. Il killer ha stretto la spalla della giovane con una mano intrisa di sangue, mentre con l’altra vibrava l’ultimo fendente alla nuca. Sul tessuto è rimasto impressa impronta mentre, mischiato alla sostanza ematica, c’era il sudore del killer, che è stato possibile isolare, risalendo al suo Dna.
Dna che, è ormai ben noto a tutti, è unico per ogni individuo e consente un raffronto al di là di ogni ragionevole dubbio. Alberto Stasi ha acconsentito al prelievo di saliva, da usare per ricavare il suo Dna, e delle impronte digitali. Sicuro che non sarà possibile trovare le sue tracce sul corpo della povera ragazza. Se avrà mentito per lui non ci sarà scampo. Ma se avesse detto la verità, potremmo trovarci di fronte a un maniaco omicida finora mai sospettato. A tre settimane dal delitto bisogna accelerare i tempi, dunque si va avanti a oltranza per poter avere forse già oggi i primi responsi.