I Ris cercano prove nell’antifurto di casa Stasi

Alberto lo attivava ogni volta che usciva. E ieri i carabinieri hanno
sequestrato l’impianto per verificare gli orari dei suoi spostamenti. Materiale biologico dell’assassino trovato mischiato al sangue della vittima. Ma non si sa se basta per ricavare il Dna. <a href="/a.pic1?ID=204530" target="_blank"><strong>Omicidio Cesaroni: nelle carte il nome del killer di Simonetta</strong></a>

nostro inviato a Garlasco (Pavia)
Nessun elemento che dia una svolta alle indagini. Si è concluso così il pomeriggio di analisi nei laboratori dei Ris di Parma che sembra abbiano evidenziato solo tracce riconducibili alla vittima Chiara Poggi. Smentita dunque ufficialmente la notizia che nella villetta di via Pascoli 8 siano state finora trovate gocce di sangue appartenenti ad Alberto Stasi, per il momento unico indagato. Intanto tra Garlasco e Vigevano si susseguivano i colpi di scena. L’avvocato di Stasi ha consegnato in Procura un memoriale difensivo e chiesto di ripetere il sopralluogo in casa Poggi già effettuato mercoledì. Contemporaneamente a casa di Alberto i carabinieri sequestravano l’allarme, evidentemente per capire se il giorno del delitto sia stato attivato e in quali orari.
Ma partiamo dai laboratori del Raggruppamento investigazioni scientifiche di Parma dove ieri i periti dell’Arma e delle parti hanno analizzato una serie di reperti prelevati sul luogo del delitto. Non sembra però sia emerso nulla di significativo per le indagini. Se non che una vera e propria traccia riconducibile senza alcuna ombra di dubbio all’assassino, chiunque esso sia, non è stata ancora trovata. Un aspetto che renderà dunque assai difficile arrivare a stabilire con certezza se l’unico indagato, Alberto Stasi, 24 anni, abbia ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi, 26 anni, con una decina di colpi alla testa.
Gli esperti tuttavia non disperano che nel corso delle analisi, che riprenderanno lunedì con l’esame delle auto e delle biciclette di Alberto e un nuovo sopralluogo mercoledì, emergano altri elementi. Per meglio capirci, mischiato al sangue di Chiara, è stato trovato materiale biologico ma non si sa ancora se sarà sufficiente da poterne ricavare il Dna. Come sono state trovate solo parti di impronte digitali da studiare per capire se saranno sufficienti per una comparazione che possa reggere in dibattimento. Insomma, per il momento non è proprio il caso di sperare di avere risposte chiare e inoppugnabili dal materiale prelevato dalla villetta.
I carabinieri invece si aspettano una qualche risposta dall’allarme di casa Stasi, che sicuramente il ragazzo ha attaccato e riattaccato ogni volta che è entrato e uscito. Se si trovasse che ciò è avvenuto in orari compatibili con il delitto, vale a dire dalle 8 alle 12 di lunedì 13 agosto, sarebbe una bella mazzata per la sua versione. Lui infatti sostiene di essere sempre rimasto in camera per lavorare alla tesi e di essersi mosso solo verso le 14 per andare da Chiara di cui non aveva avuto più notizie.
In mattinata a Vigevano Giovanni Lucido, difensore di Stasi, ha invece consegnato una sorta di memoriale in cui Alberto ripercorre punto per punto cosa ha esattamente fatto la mattina del delitto. Lucido ha anche avanzato una istanza affinché venga ripetuto il sopralluogo effettuato mercoledì scorso in casa Poggi. Non dovrebbero esserci difficoltà ad accontentarlo visto che Ris e periti di parte sono già d’accordo per una nuova visita nella villetta, in programma, come detto, il prossimo mercoledì.