I «risparmi» di Marrazzo costano 100mila euro

Claudia Passa

da Roma

Se dopo il «fuoco amico» sulla moltiplicazione delle poltrone aveva cercato di scagionarsi, di fronte alla nuova puntata della saga «stipendiopoli alla Regione Lazio» il governatore Piero Marrazzo non ha neppure abbozzato un tentativo di autodifesa. Eppure gli strali lanciati dall’opposizione vanno a toccare un comparto del quale l’ex anchor man della terza rete Rai aveva fatto il proprio cavallo di battaglia: la sanità.
Sott’accusa, questa volta, l’ingaggio del nuovo direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma, Umberto Montaguti, nominato congiuntamente dal rettore dell’Università La Sapienza (alla quale il Policlinico fa riferimento) e dal governatore, con una maggiorazione del 30% rispetto al compenso percepito dal suo predecessore: 204mila euro l’anno, più un ulteriore 30% nel caso di conseguimento degli obiettivi. Il problema sollevato non solo è politico (in quanto si inserisce nella polemica recente), non solo è di opportunità (perché dal giorno in cui s’è insediato Marrazzo non ha perso occasione per lagnarsi del «buco nella sanità» ereditato dal centrodestra, omettendo di ricordare quello - doppio - lasciato in ricordo da Piero Badaloni), ma secondo i critici potrebbe sollevare anche interrogativi giuridici. Già, perché se è al decreto 502/95 modificato dal 319/01 (che equipara i Policlinici universitari alle Aziende sanitarie locali) che si rifà il nuovo contratto «d’oro», i conti non tornano. In questo caso, infatti, lo stipendio massimo consentito ammonta a 150mila euro (300 milioni di lire) l’anno, più il 20% per gli obiettivi conseguiti, più un eventuale bonus di 5mila euro. In totale, 185mila euro l’anno. Il nuovo direttore potrebbe arrivare invece a sfiorare i 270mila. L’opposizione chiede quindi di sapere se vi siano altri meccanismi legislativi che hanno portato a un innalzamento retributivo così elevato, e se sì quali.
Ma non finisce qui: se nei prossimi giorni è destinato a tener banco il nuovo atto della tragicommedia «stipendiopoli», infatti, c’è da dire che l’opposizione s’è premurata di ficcare il naso nella delibera che avrebbe dovuto azzerare gli effetti del provvedimento sugli incarichi di staff, riportando le retribuzioni al livello della passata legislatura.
«Ci siamo subito insospettiti - spiegano Andrea Augello e Fabio Rampelli, di An -: gli uffici hanno confezionato la delibera due ore prima dell’approvazione, e il testo non è stato presentato alla stampa, che ne ha avuto una notizia parziale». Ma come, Marrazzo promette tagli e un fine lavoro di cesoia sulle spese, e poi tiene per sé la delibera? «Oggi sappiamo perché - chiosano gli esponenti di An -: non sono stati toccati i tre maxi dirigenti della comunicazione, che continuano a percepire 150mila euro l’anno a testa, né le liberalità concesse alle segreterie degli assessori, compreso l’aumento fino al 20% della possibilità di acquisire direttamente personale esterno».
Dalla presidenza della Regione non un fiato s’è levato per smentire - o almeno spiegare - quanto denunciato dal centrodestra. Solo Alessio D’Amato, capogruppo dei Comunisti italiani, ha detto la sua fra le file della maggioranza che sostiene Marrazzo. E non certo per difenderlo.