«I risparmi del Tfr alle donne silenti»

da Milano

I 620 milioni liberati dal rinvio della riforma del Tfr al 2008 «devono rimanere nel sociale», secondo il ministro del Welfare Roberto Maroni e, in particolare, devono essere destinati alle pensioni delle cosiddette «donne silenti». Si tratta, spiega il ministro, delle donne che si sono licenziate dopo aver conseguito l’allora minimo contributivo per la pensione e cioè 15 anni di versamenti e che, «improvvisamente, a causa del colpo di mano di Amato si sono viste portare il minimo a 20 anni di contributi». Il ministro si è detto anche disponibile ad accogliere la richiesta dei sindacati, di incontrarsi per valutare insieme la scelta finale, non prima però di avere incontrato «gli attori della vicenda e cioè il titolare dell’Economia Giulio Tremonti, il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, e la relatrice della Finanziaria, Daniela Santanchè». Maroni ha inoltre smentito «le fantasiose indiscrezioni» secondo cui la riforma favorirebbe le compagnie di assicurazione «perché alcune norme a loro favorevoli entrerebbero in vigore subito e non il 1° gennaio 2008». Il provvedimento «contiene norme esplicite che impediscono tale possibilità», ha concluso Maroni. Sulla destinazione dei fondi, comunque, non c’è unanimità all’interno del governo: se il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno concorda con Maroni sui «fini sociali», il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas, ha ribadito ieri che le risorse liberate dalla riforma «devono essere destinate a ridurre il deficit».