I risultati dell’indagine dell’Osservatorio di Assogestioni, realizzata da Gfk-Eurisko, dopo i primi tre mesi dall’entrata in vigore della riforma Previdenza, sono ancora tanti gli indecisi Il 74% del lavoratori non ha ancora scelto a chi destinare il

Mentre si avvicina il 30 giugno (termine ultimo per destinare la liquidazione) cresce l’esigenza di un’informazione più dettagliata

Dopo i primi tre mesi dall’entrata in vigore della riforma della previdenza complementare un lavoratore su quattro (per l’esattezza il 26%) aveva già comunicato al datore di lavoro la scelta relativa al proprio Trattamento di fine rapporto (Tfr). È uno dei tanti dati che emerge dall’Osservatorio predisposto da Assogestioni e realizzato da Gfk-Eurisko, per monitorare il processo decisionale dei lavoratori e informare l’opinione pubblica in merito alle decisioni e ai cambiamenti in atto nell’ambito del semestre di adesione alla previdenza complementare.
L’Osservatorio si svolge nel corso del semestre di scelta (primo gennaio-30 giungo 2007) ed è suddiviso in tre momenti di verifica delle percezioni, orientamenti e decisioni prese.
La prossima rilevazione verrà effettuata a ridosso della chiusura del semestre. I risultati del primo e del secondo flight sono disponibili sul sito dell’associazione, all’indirizzo www.assogestioni.it. Tra coloro che hanno deciso, il 17% vuole lasciare in azienda il proprio trattamento di fine rapporto. I fondi Negoziali (i fondi pensione di categoria) sono stati scelti dall’8%, circa 800mila individui, mentre la quota di coloro che hanno deciso di affidare la propria pensione integrativa è pari a circa un punto percentuale: di cui, in particolare, uno 0,6% ha scelto i fondi pensione aperti mentre uno 0,3% ha optato i Piani individuali di previdenza (Pip) e le Forme individuali di previdenza (Fip). A oltre metà del periodo di adesione resta ancora elevata e pari al 7% la percentuale di coloro che non sanno ancora che cosa fare.
L’indagine mette in luce che il 74% dei lavoratori non ha ancora dichiarato la propria scelta. Tra questi, circa 7 milioni di individui, il 36%, dichiarano di voler lasciare in azienda il proprio Tfr, il 16% intende destinarlo ai fondi Negoziali, il 6% ai fondi aperti, il 7% preferisce Fip e Pip e solo una percentuale pari al 2% afferma di non voler fare nulla. Ma andando a indagare le ragioni della mancata comunicazione, si scopre che nel 51% dei casi i lavoratori dichiarano di non aver ancora ricevuto sufficienti informazioni per decidere, mentre il 20% aspetta che si avvicini la scadenza.
La percentuale di coloro che dichiarano di conoscere la riforma è molto alto ed è pari al 96%. Il dato, in crescita rispetto a quanto rilevato nel corso del precedente monitoraggio, arriva a toccare il 99% nel caso di imprese con più di 50 dipendenti.
Dal punto di vista dell’età, la riforma è conosciuta dal 100% degli individui tra 31 e 40 anni; dai 41 ai 55 anni il valore resta pressoché invariato. I più giovani, da 22 a 30 anni, si rivelano ancora una volta i meno informati.
E mentre la scadenza del 30 giugno si avvicina, aumenta il numero di lavoratori alla ricerca di informazioni e consigli. Circa la metà degli interessati dichiara, infatti, di aver chiesto indicazioni. Come nella precedente rilevazione, le fonti più accreditate sono ancora i sindacati e il datore di lavoro, ai quali si rivolge la maggioranza degli interessati.
Volendo indagare le ragioni che hanno guidato la scelta, si scopre che la sicurezza è il primo fattore preso in considerazione dai lavoratori. Questo avviene sia per coloro che hanno preferito lasciare il Tfr in azienda sia per chi invece ha scelto un Fondo pensione negoziale. Sempre in quest’ultimo caso, il contributo da parte del datore si trova al 5° posto.