I ritratti del fotografo Verga

In quelle istantanee ci sono anche i più poveri, dai contadini ai mendicanti di strada. Quei vinti dipinti nelle pagine dei suoi libri. Di colui che, da secoli, apparteneva a un'agiata famiglia latifondista siciliana. Non tutti lo sanno ma il grande scrittore Giovanni Verga, uno dei padri del verismo italiano, era pure un appassionato fotografo. Tanto che, mentre preparava e studiava i suoi manoscritti, ogni tanto, contemporaneamente, scendeva in strada o andava per i campi o per le cittadine a fare qualche scatto. Nessuno ne conosceva l'esistenza. Ma quei negativi sono tanto preziosi quanto le pagine scritte da Verga. A trovarle, negli anni Settanta, è stato un letterato, Garra Agosta, che, col permesso degli eredi di verga, andò a rovistare nella casa di campagna a Vizzini. E, in una scatola nascosta in un armadio, riuscì a scovare un centinaio di negativi di fotografie. Adesso custoditi gelosamente in un caveau di una banca siciliana.
Sessantacinque di questi negativi sono stati stampati da Roberto Mutti che ha organizzato una mostra a Palazzo Rosso intitolata Giovanni Verga scrittore e fotografo. L'esposizione s'inaugura oggi e sarà aperta al pubblico fino al 24 maggio.Le immagini proposte sono semplici. Tuttavia il Verga fotografo, non sempre ineccepibile sotto il profilo tecnico, risulta essere efficace e immediato quanto il Verga scrittore.
«Potrà forse apparire sorprendente che l'autore siciliano fosse anche un appassionato di immagini - spiega Mutti - proprio come i suoi amici Capuana e De Roberto e come Emile Zola in Francia o Jack London in Inghilterra. Verga con le sue opere ribadisce lo stretto rapporto che lega letteratura e fotografia. Nonostante la scoperta delle lastre su cui lo scrittore aveva impresso le sue immagine risalga al 1970, la conoscenza delle sue fotografie è poco nota presso il grande pubblico. Con la mostra genovese ci poniamo l'obiettivo di colmare questa carenza e di dare un contributo al dibattito su rapporti e interdipendenze tra arti differenti».
Così come nei suoi romanzi e nelle sue novelle, l'autore dei Malavoglia anche nella sua produzione fotografica interpreta e cerca di riprodurre soprattutto un paesaggio umano, vero. Accanto ai numerosi ritratti di parenti e amici, nell'esposizione compaiono immagini della Catania non aristocratica che svelano una continuità con il verga scrittore. Fattori, contadini, massari, cacciatori, cameriere e una grande quantità di persone, sono ripresi nella loro semplicità, inseriti nel loro ambiente quotidiano o in luoghi comuni, come un terrazzino della casa catanese dello scrittore, utilizzato come set fotografico in alternativa a muri decorati o semplici teli. Le posture, gli abiti, lo stesso modo di ripresa rappresentano indizi importanti in grado di comunicare molto dello stile di vita, dell'estetica e della storia del tempo.
Verga fotografo non si dedica tuttavia soltanto ai ritratti. Con uguale interesse realizza scatti di paesaggi. La Sicilia è spesso presente nelle sue visioni delle campagne come in quelle urbane con evidenti analogie letterarie con quanto descriveva nelle sue pagine. Ma altri e più inaspettati paesaggi sono quelli dei laghi lombardi o di Bormio e dei suoi dintorni, che Verga ebbe modo di visitare partendo da Milano dopo il suo trasferimento dalla terra siciliana. A corredo delle fotografie viene presentato nella mostra, aperta da martedì a venerdì dalle 9 alle 19 e sabato e domenica dalle 10 alle 19, il programma breve Verga visto dalla televisione con registrazioni, letture e film a lungometraggio realizzato da Silvana Palumbieri per Raiteche.