I robot non fumano

Mi arriva una media di ottanta email indesiderate al giorno, e vorrei sapere per esempio chi abbia dato il mio recapito alla misteriosa Carlotta Foglino, addetta stampa dell'Associazione Direttori Risorse Umane. Vorrei sapere perché mi tempesta di email solo per farmi sapere che i fumatori tipo me, secondo un loro studio, dovrebbero avere lo stipendio decurtato per via delle pause sigaretta. Hanno fatto un calcolo dei minuti sottratti e beninteso, lo so, il futuro è segnato, ho un giovane fratello che mi ha mostrato il suo curriculum dove la dicitura «non fumatore» troneggia orgogliosa, sappiamo che anche in Europa, come negli Usa, il fumatore presto potrà essere licenziato o semplicemente non assunto. Ma aspettando tuttavia quel futuro maledetto, un favore personale: non ci facciano sentire anche improduttivi. Si chiedano semmai, questi cronometristi della privacy, per quale ragione ben il 74 per cento delle aziende italiane (il dato è loro) abbia scelto viceversa una linea di comprensione verso i fumatori, si chiedano magari se la loro ricerchina, per caso, non sia solamente l'evoluzione fisiologica dei calcolini sulle telefonate private, sul tempo perso su internet, presto sul numero di minuti passati al cesso: c'è gente che ci passa ore, chiaro che poi il Pil è quello che è. Ma non la buttino via, la ricerchina, che torna sempre utile. In Giappone forse avrebbe successo. Sicuramente in Cina.