I roditori d’Oltreoceano infestano le campagne

Divora gli argini dei fiumi, mina i raccolti, spazzola ortaggi e cereali in quantità industriali. Ogni nutria mangia qualcosa come 2 chili e mezzo di alimenti freschi al giorno. È vegetariana, spazia dal granturco al riso al frumento. E poi soia, barbabietola da zucchero, carote e quant’altro.
Il grosso roditore rosicchia le cortecce delle piante e fa danni anche quando si muove, imponente e sgraziato, stravolge i terreni coltivati. Gli agricoltori non ne possono più di nutrie. Robuste e prolifiche, spesso dalle campagne attraversano strade e autostrade provocando seri incidenti.
I primi esemplari sono stati importati dalle Americhe a partire dagli anni Trenta per creare allevamenti di animali da pelliccia. Ma è negli anni Settanta e Ottanta - quando il mercato dei cappotti di castorino è entrato in crisi - che si è registrato il boom di nutrie. Chiusi gli allevamenti, liberi gli animali.
Che come tutti i roditori sono molto prolifici: a sei mesi raggiungono la maturità sessuale, le femmine possono riprodursi quasi tre volte in un anno, la media è di 2,7. «I piani di controllo si sono rivelati dannosi e inefficaci - hanno spiegato all’Enpa -. I contadini sono liberi di sparare alle nutrie e di ucciderle in modo violento, nonostante ciò la specie continua a proliferare. Vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato». Uno studio curato dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica del ministero dell’Ambiente, curato da Roberto Cocchi e Francesco Riga (è scaricabile sul web) suggerisce per proteggere le coltivazioni l’utilizzo del filo elettrico sistemato a 15 centimetri di altezza e per catturare i roditori le gabbie trappola, quindi la soppressione indolore.