«I rom? Io, sindaco del Pd li pago per farli andar via»

Sindaco Marco Filippeschi, ieri mattina i suoi concittadini pisani hanno aperto la finestra e tirato un sospiro di sollievo. Le baraccopoli lungo l'Aurelia e dietro l'ospedale di Cisanello sono sparite. I rom che fine hanno fatto?
«Li abbiamo rimandati a casa loro, in Romania».
Scusi, per caso è della Lega?
«Affatto. Faccio parte del Pd. Mica è stata una deportazione, sa? Tutto s’è svolto nel rispetto delle regole, informando prefettura, questura e pure i ministeri degli Esteri interessati. Si dice "rimpatrio volontario", comunque».
D’accordo, però un aiutino l'avete dato. Per convincere i nomadi ad andarsene è bastato aprire il portafogli?
«L’iniziativa viene da lontano e ha riguardato 42 rom romeni, quindi cittadini comunitari, che hanno scelto liberamente di aderire. Come contributo alle famiglie l’operazione è costata 21.500 euro (511,90 euro per ciascuno), 30mila in totale, compreso il viaggio in bus accompagnati dalla Croce Rossa. Non si può dire che sia una cifra esorbitante».
Destinazione Craiova, solo andata. Come siete arrivati a questa decisione?
«Innanzitutto ricordo che l’area di Pisa ospita circa mille rom, la metà dei quali abita all’interno di villaggi dove contribuiscono alle spese o pagano un affitto in case vere e proprie (le "Città sottili", ndr). L'altra metà vive abusivamente in rifugi di fortuna, creando grossi problemi a loro stessi e a noi. Quest’inverno c’è stato un grave allagamento in un campo, ora sta per iniziare la stagione degli incendi. Molti irregolari sono nel mirino delle forze dell’ordine per reati come furti e ricettazione».
Insomma, non ce la fate più.
«Il punto è che possiamo garantire i servizi essenziali soltanto a un numero ridotto di presenze, massimo 500-600 persone. Per gli altri, serve un alleggerimento».
Dove trova i soldi?
«L’operazione è gestita dal consorzio di comuni "Società della salute", di cui Pisa è capostipite; inoltre abbiamo attinto ai fondi europei della Regione Toscana per le politiche dell'immigrazione. Piuttosto metterei l’accento sul patto morale sancito coi rom: l'amministrazione paga un rientro "morbido" a casa, in cambio v’impegnate a non tornare più in Italia per un anno almeno da ora».
Sicuri che lo rispetteranno?
«Controllare le frontiere non è nelle nostre facoltà, visto che si tratta di cittadini comunitari. Intanto, se dovessero tornare da queste parti non saprebbero dove accamparsi perché le baracche sono già state smantellate e le aree bonificate. In ogni caso, ripresentarsi costerebbe loro più di quanto hanno ricevuto. Eppoi, l’hanno capito benissimo: qui non c’è alcuna cuccagna».
Come hanno reagito le realtà assistenziali che gravitano attorno ai campi nomadi?
«Ecco, le uniche critiche sono venute in un primo momento proprio dalle associazioni della sinistra radicale. Poi, compresa la bontà del progetto, anche i centri sociali se ne sono fatta una ragione. Le Coop, invece, non hanno avuto nulla da obiettare. Voglio risolvere un problema. I pisani mi ringraziano».
Ha seguito il botta e risposta Franceschini-Chiamparino sui clandestini? Nel suo partito la diversità di vedute sull'argomento non sembra essere gradita.
«Credo che nel Pd servano più luoghi di confronto e condivisione. Noi sindaci siamo in prima linea sul territorio, a contatto con la gente, meriteremmo di essere più ascoltati. E il dialogo dovrebbe essere allargato ai primi cittadini della maggioranza di centrodestra».
L'opposizione dice che l'emergenza sicurezza non esiste.
«Sbaglia chi sostiene che la sicurezza è una questione di percezione, un allarme costruito: è un’emergenza reale. Anzi, un bisogno fondamentale dei cittadini. Il fenomeno immigrazione ha proporzioni nuove e le statistiche confermano che la criminalità va di pari passo con la clandestinità. Farne un reato, però, è controproducente. Le ronde peggio ancora. E tagliare le risorse ai comuni è un danno».
Come comportarsi allora?
«Insistere sui riconoscimenti, sulle espulsioni, far rispettare le leggi, assicurare la certezza della pena. In ciò il ministro Maroni è arrivato dove il governo Prodi non è riuscito: i sindaci ora possono contare su strumenti più efficaci».
La libertà d'ordinanza per tutti.
«È un'autonomia da difendere, bisogna agire. Qui c’è il prossimo pullman pronto a partire per la Romania».