«I rom si prenderanno le case»

(...) alla sentenza con cui ieri la Corte di cassazione ha accolto il ricorso di una romana che aveva occupato con il figlioletto un appartamento popolare. Il diritto alla casa, sostengono i giudici, è «un bisogno primario», può essere prosciolto dall’accusa di occupazione abusiva chi si impossessa di un alloggio popolare, se versa in una situazione di grave indigenza, tanto più se la necessità è aggravata dalla presenza di un minore. Sentenza che lascia senza parole gli amministratori milanesi, che hanno davanti una mappa di circa 4mila alloggi - dell’Aler o del Comune - abitate abusivamente da una popolazione multiforme: da intere famiglie che hanno «colonizzato» le palazzine (prima i nonni, poi i figli e i figli dei figli) ai rom che d’estate insidiano pure gli alloggi lasciati liberi per le ferie dagli inquilini regolari.
«Mi chiedo come faremo gli sgomberi, con questa sentenza si metterà a repentaglio il patrimonio immobiliare degli enti locali, lasciato alla mercé del racket delle occupazioni abusive», afferma De Corato. Già in passato, ricorda, «c’erano state sentenze di tribunali in questa direzione, ma quella della Cassazione fa giurisprudenza. L’effetto sarà di fornire un paravento per i tanti delinquenti che occupano abusivamente gli stabili comunali. E li renderà inamovibili, visto che per loro sarà un gioco da ragazzi rivendicare lo stato di indigenza. Il paradosso è che per legge arriviamo a tutelare situazioni illegali». Critica anche l’assessore di Forza Italia Tiziana Maiolo: «Prepariamoci a migliaia di occupazioni da parte di quei rom nullafacenti che, dopo i campi irregolari, non faranno altro che prendersi le case di Milano. Basterà loro dimostrare di vivere nell'indigenza, cosa non certo difficile, dato che non vogliono lavorare, e poi ricorrere alla Suprema Corte». Neanche a farlo apposta, di occupazioni abusive si è parlato proprio ieri in Commissione Politiche sociali a Palazzo Marino, dato che sarebbero la causa dei contratti di quartiere bloccati da tempo. Sono «un problema grossissimo - afferma l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli - servono strumenti per affrontarle, anche perchè impediscono l’assegnazione di alloggi a persone in lista d’attesa che hanno i requisiti per avere le case».