Per i romani un settembre caldo

Sarà un settembre caldo quello che aspetta i romani, molti dei quali sono tornati ieri dalle ferie. E la città che ritrovano è in attesa di risposte su tanti temi scottanti, che l’estate ha contribuito a infuocare. Ecco quelli principali sul tappeto nella prima settimana di «normalità».
Le strisce blu. Ci sarà tempo ancora due settimane, salvo slittamenti dell’ultima ora, per parcheggiare la propria automobile in tutta la città senza pagare nemmeno un centesimo. Poi scatterà il nuovo piano di razionalizzazione voluto dal Campidoglio, che prevede un aumento della tariffa a 1,20 euro per l’area Ztl, ma anche una diminuzione del 18 per cento delle strisce blu attivate in passato. Una volta disegnata con precisione la mappa delle «zone franche», dove comunque non si potrà sostare per più di tre ore in tutto, la palla passerà nelle mani dell’Atac, che riattiverà passo passo i parcometri.
Il parcheggio del Pincio. Ha tenuto banco per tutta l’estate la vexata quaestio della megastruttura di sette piani e settecento posti pronta a sorgere sulla collinetta che domina piazza del Popolo. Come anticipato ieri su queste pagine, è sceso in campo anche il governo per dirimere una matassa altrimenti difficile da districare. Il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, ha dato mandato di acquisire tutta la documentazione, per capire quanto sono fondate le ragioni del no, quanto profonde le cause ostative al progetto legate alla presenza di reperti archeologici nell’area. Alemanno ancora non è entrato nel merito, ma ha fatto sapere che prenderà una posizione definitiva nei prossimi giorni. Intanto domani pomeriggio si terrà un incontro tra la commissione dei saggi voluta dal Campidoglio, l’Atac e i dipartimenti comunali. Riunione questa che farà slittare la presentazione della memoria di giunta prevista per lo stesso giorno. Ormai, comunque, il cerchio si sta stringendo e un verdetto è vicino.
Il caso-Fiumicino. Parecchia incertezza regna invece intorno al destino degli esuberi dell’Alitalia. «Non abbiamo idea su chi di noi rimarrà e chi invece dovrà andare via», tuonano i lavoratori dell’azienda della Magliana, che vedono nel decollo del piano Fenice una seria minaccia al loro posto di lavoro. A questo si aggiunge il rischio che Fiumicino possa in qualche modo essere ridimensionato e «perdere centralità». Il sindaco ha ricevuto rassicurazioni da Roberto Colaninno, presidente in pectore della nuova compagnia, il quale ha garantito che lo scalo sarà raddoppiato in termini di voli, infrastrutture e collegamenti. Alemanno cerca di fare fronte comune su un tema così delicato con i presidenti di Provincia e Regione, Zingaretti e Marrazzo, e a tal proposito dopodomani alla Pisana è previsto un vertice a tre anche per capire dove collocare chi da Alitalia sarà costretto ad andare via.
Il fronte della sicurezza. Non è stata un’estate serena per quanto riguarda il tema caldo per eccellenza: furti, rapine e delitti di ogni genere, una turista violentata e il marito preso a bastonate, un incidente mortale causato da un moldavo già raggiunto da un provvedimento di espulsione e l’incendio a un campo rom sono tutte facce diverse di uno stesso dado. Il problema ha assunto proporzioni maggiori rispetto a quanto inizialmente preventivato, si veda alla voce della messa in sicurezza delle vastissime aree agricole della capitale, ma il Campidoglio ha risposto subito con la dovuta fermezza e strategie coerenti. Fondamentale sarà il completamento e l’elaborazione dei dati del censimento dei rom, che Alemanno vorrebbe estendere a tutti i senza fissa dimora. Altrettanto importante sarà la piena operatività dell’Ufficio extradipartimentale della sicurezza, affidato al generale Mori.
La commissione Attali all’amatriciana. È nata tra polemiche bipartisan sulla sua reale utilità e quelle legate alla presidenza affidata a Giuliano Amato, la commissione ispirata al modello francese e divisa in due sottogruppi, uno per le riforme e l’altro per lo sviluppo di Roma capitale. Il primo lavorerà sulle leggi ordinarie e dovrà operare in tempi rapidi perché anche il governo intende porre mano su questo argomento a partire dall’autunno. Il secondo, invece, fornirà idee e farà una ricognizione dei progetti messi in piedi dalle altre capitali europee, cercando di studiare le strategie più adatte per attrarre gli investitori stranieri.
Il deficit sanitario. Il piano di rientro rimane l’assoluta priorità. Chi sarà il timoniere, invece, è ancora tutto da capire: il Consiglio dei ministri, infatti, nel corso di questa settimana potrebbe anche decidere di ritirare la fiducia a Piero Marrazzo, designando un altro commissario straordinario a cui affidare una patata bollente ormai diventata indigeribile. Da capire se sia irreversibile o meno il cammino verso la chiusura intrapreso da Forlanini, Nuovo Regina Margherita e San Giacomo. In particolare, solo di quest’ultimo si conosce con certezza la possibile data di definitivo smantellamento, fissata per il 31 ottobre. Dovrebbe diventare un albergo di lusso. Per il nuovo Regina Margherita è prevista per ora la cessazione della sola attività ospedaliera, lasciando margine a iniziative di riqualificazione della struttura. La manovra stabilisce anche il trasferimento dell’attività sanitaria del Forlanini al San Camillo, con conseguente sgombero degli immobili del primo, entro il 31 dicembre di quest’anno.
La scuola. Si riaprono i battenti con il voto in condotta, ma anche con una stangata per il portafogli: i libri per le medie, giusto per fare un esempio, arriveranno a costare il 20 per cento in più rispetto al tetto previsto dai decreti ministeriali, ma in alcuni casi l’aumento potrebbe raggiungere la quota del 40 per cento rispetto al 2007. E sono già partiti alla carica gli insegnanti precari, alla caccia di una cattedra per l’anno scolastico. Eppure, nonostante ci sia un intero esercito da cui attingere, i tagli già decisi (provincia di Rieti in prima fila) potrebbero lasciare molti posti vacanti.
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