I romanisti scaricano il Mou che non vince

RomaUna tifoseria spiazzata e confusa, un rapporto tra capitano e allenatore che non è nato con il sorriso, cinque milioni di euro (utili per il mercato) lasciati sul campo per la prematura fine del cammino europeo. L’effetto Slovan si abbatte fragorosamente in casa Roma, dove paradossalmente si saluta con favore lo stop del campionato, che servirà a calmare i bollori della piazza e per completare una rosa che ha ancora bisogno di ritocchi importanti.
Il bonus maturato da Luis Enrique tra i supporter giallorossi sta rischiando di esaurirsi, come dimostrano i fischi per la sostituzione di Totti nella calda serata dell’Olimpico e la mini contestazione di ieri mattina a Trigoria. Walter Sabatini a caldo, dopo la clamorosa eliminazione dall’Europa League, è stato costretto a precisare: «Luis Enrique non è in discussione». Ma tra social network, forum ed emittenti radiofoniche i commenti contro lo spagnolo sono taglienti: testardo, arrogante, incompetente, superbo, presuntuoso e malato di protagonismo sono solo alcuni degli appellativi con cui viene etichettato il tecnico asturiano.
Il controcanto arriva però dal sito de «Il Romanista», uno dei giornali di riferimento del tifo giallorosso: nel sondaggio avviato in rete (Luis Enrique è l’uomo giusto per questo momento?) prevalgono nettamente i sì (oltre il 70 per cento). E nel dibattito via etere e web, c’è chi chiede «maggiore fiducia» e «pazienza per un nuovo corso appena iniziato», tracciando anche una deadline temporale: «Aspettiamo dicembre e poi tireremo le somme». Addirittura non mancano anche delle tirate d’orecchie al totem Totti: «Alla sostituzione si è infilato negli spogliatoi. Un capitano, meglio, un uomo, sarebbe rimasto in panchina», l’affondo di qualche tifoso.
Il numero dieci ha già capito che quest’anno non saranno rose e fiori. A questo punto, urge chiarezza da parte della società che sembra aggirare il problema, pur lanciando messaggi trasversali spesso equivoci. Totti attende di poter parlare con qualche dirigente per capire quale sarà il suo ruolo nella Roma del futuro. Giusto capire perché questo feeling, che sembrava partito con buoni auspici nel ritiro di Riscone, sia di colpo svanito. La frattura è ormai evidente: ieri il numero dieci non ha avuto alcun chiarimento con Luis Enrique e ha scelto ancora una volta il silenzio per non aggravare la situazione. D’altronde le parole dell’allenatore della Roma nella pancia dell’Olimpico sono state chiare: «Sostituire Totti era la scelta migliore in quel momento, non devo dare spiegazioni e fino all’ultimo giorno che sarò qui le scelte saranno mie e non mi lascerò condizionare». Copertura garantita dal presidente DiBenedetto, che lancia un messaggio preciso: «Totti è un gran giocatore, ma l’allenatore è libero di fare le sue scelte».
Insomma, il capitano è uno come gli altri. Così i fischi avranno già fatto capire a Luis Enrique che, se è vero che si può essere liberi di decidere, è altrettanto vero che se spacchi la piazza giallorossa si devono accettare le conseguenze. E quel cambio di Totti è stato capito da pochi. Significherà qualcosa se il collega dello Slovan Weiss ha detto alla fine del match: «Quando è uscito Francesco, le nostre possibilità di qualificazione sono aumentate».
Il progetto dell’«enigmatico» Luis rischia così di implodere nel momento in cui si stanno gettando le fondamenta. E la crescita dei giovani deve avere una base sulla quale svilupparsi, senza metterne troppi che finiscono per smarrirsi, mancando i punti di riferimento. D’accordo: con Kjaer (ieri le visite mediche), il rientro di De Rossi (e Pizarro?), qualche altro innesto promesso a centrocampo e Osvaldo qualcosa dovrebbe cambiare, ma l’impressione è che un certo approccio del tecnico non aiuti. La sosta forse porterà consiglio. E magari servirà al club per sanare la frattura, sempre che l’intenzione sia questa.