I romeni d’Italia: "Non siamo perdenti, Mutu vi farà soffrire"

E Chivu fa il Donadoni: "Barzagli e Panucci una buona coppia. Del Piero? Gioca...". Gli 007 anticipano tutte le mosse al ct Piturca

Zurigo - Primo comandamento: guai a chi parla italiano. Christian Chivu ieri ci ha provato, ma tutta la compagnia di casa sua è insorta e il sonnolento accampamento romeno ha avuto un fremito di vita. Secondo comandamento: raccontare agli italiani la formazione che Donadoni metterà in campo. Alla faccia di un ct che tiene nascosta la squadra perfino ai suoi giocatori. Victor Piturca è uno stregone a tutto campo e non si è negato al gioco della palla di vetro. Grazie ai suoi 007. «Giocheranno Del Piero e De Rossi, Barzagli e Panucci sono una buona coppia. Con Alex servirà attenzione. Contro l’Olanda ha giocato male tutta la squadra. Vedremo di tener Toni spalle alla porta, come hanno fatto gli olandesi». Se Donadoni aveva bisogno di schiarirsi le idee...

La Romania è pronta, almeno a parole. I suoi fratelli d’Italia (Mutu, Chivu, Contra, meteora del Milan, Codrea, Lobont, ex Fiorentina) saranno della partita e hanno regalato gli ultimi consigli. Squadra zingara per natura, qualche volta combina guai, un album di buoni ricordi per la gente di casa nostra. Partita da psicologia applicata. Guarda caso anche l’arbitro, il norvegese Tom Henning Ovrebo, fa di mestiere lo psicologo. Se poi pensate che ha diretto Inter-Liverpool e Manchester-Roma, ovvero le due partite in cui sono state eliminate le italiane, capirete perché i romeni possono inzuppare i biscotti nelle paure azzurre.

In realtà la Romania ha poco da stare allegra. La sconfitta azzurra contro l’Olanda non ha messo nessuno di buon umore: squadra dal gioco tenacemente difensivo, preferiva un successo italiano per puntare al pari stasera. Così, invece, sarà battaglia senza limiti. L’ultima volta fu disfatta per la Romania: sconfitta 2-0 a Bruxelles, europei del 2000, ultima competizione importante giocata dai romeni. Gheorghe Hagi, il Rivera dei Balcani che ha giocato anche da noi, quel giorno concluse la carriera con un’espulsione.

Oggi dici Hagi e pensi a Mutu. «Non so se i difensori italiani avranno un sonno tranquillo alla vigilia: Adrian, se sta bene, è uno dei migliori d’Europa. Vedrete come li farà soffrire», musica e parole di Chivu, che si è incaricato di fare il cicerone della situazione per i giornalisti italiani. Quel «se sta bene» è indicativo del problema che mette in ansia la Romania.

Dici Italia e pensi che non ci sarà Inzaghi, negli ultimi incontri (amichevoli e qualificazioni) devastatore della porta loro. C’è il tanto per un sorriso e per un levar di capo, un rinvigorir d’orgoglio per un popolo che, nel calcio, cerca di mostrare la faccia migliore, lasciando alla vita quotidiana quel fastidioso distinguo fra romeni e rom, fra buono e ipotetico cattivo, come ci fosse una sola etichetta per ogni parola. Lo ha detto Contra: «Non generalizzate sui romeni». Fra l’altro dovrebbe restar fuori Nicolita, l’unico rom della compagnia. Ha riassunto Chivu per tutti, partendo dal calcio per arrivare chissà dove. «Negli ultimi otto anni abbiamo accumulato tanta frustrazione. Per questo non vogliamo dimostrare che siamo una generazione di perdenti». Il pensiero torna a Bruxelles: sono rimasti solo Chivu e Mutu. Forse ancora più lontano: sono 19 anni che la Romania non batte l’Italia. Tanto, troppo, i numeri sono beneauguranti.

Nella storia dei romeni non sono mai mancati i giocatori di classe, ma non sono serviti per fare risultato. Stavolta c’è una squadra più operaia, pronta alla difesa aspra. E tanto è bastato per non fare tirare la Francia. I romeni d’Italia sono circa un milione. Ognun avrà da dire qualcosa circa il loro tasso di pericolosità. Ma stavolta, visti da destra o visti da sinistra, i più pericolosi sono solo undici. Già troppi per l’Italia vista contro l’Olanda.