I romeni al sindaco: «Le nostre proposte per l’integrazione»

IL PROGETTO Ostelli a pagamento e spazi del Comune da ristrutturare col lavoro degli stranieri

Le cifre, innanzitutto. I romeni in Italia sono un milione e mezzo. A Roma circa centomila. Un terzo degli stranieri dimoranti all’ombra del Cupolone. È di gran lunga la comunità più numerosa della capitale. Nove su dieci sono diplomati o laureati. Ma si adattano a fare mestieri umili, le donne le badanti, gli uomini i muratori. Poi c’è l’altra faccia della medaglia: su 10 stranieri che stanno in galera, 5 sono romeni. Finora li abbiamo conosciuti soprattutto per quello. Fino alla tragedia di Castelfusano. Quando Dorina, 32 anni, nativa di Craiova, nel sud della Romania, è morta nel rogo di una catapecchia, col figlioletto di 3 anni. Ne parliamo con Giancarlo Germani, presidente del Partito dei Romeni in Italia, 48 anni, avvocato, nato a Roma, doppia cittadinanza, studio a Bucarest, moglie romena, portavoce della comunità. Germani, che fare per evitare altre tragedie del genere a Roma?
«Noi abbiamo organizzato in Campidoglio, per il 21 gennaio, in collaborazione con Assoforum, un convegno che si intitola “Accoglienza per l’integrazione e la sicurezza”. All’incontro parteciperà Gianni Alemanno. Faremo in quella sede delle proposte al sindaco, non è tollerabile che esseri umani siano abbandonati in questo modo».
Che tipo di proposte?
«Abbiamo pensato per i romeni a degli ostelli a pagamento, a 5-10 euro al giorno. Pensiamo anche a spazi comunali abbandonati, da ristrutturare con il lavoro di coop di muratori romeni».
È possibile eliminare le baraccopoli da Roma?
«Per 20 anni tutte le persone in difficoltà sono finite emarginate in posti del genere. Ora per la prima volta il Comune di Roma sta segnando un cambio di tendenza. Da Alemanno abbiamo trovato un’attenzione che prima non c’è mai stata, certo nessuno ha la bacchetta magica».
Quant’è il reddito medio in Romania?
«200 euro al mese».
E quanto prende a Roma un muratore romeno?
«Sui 40 euro al giorno. Purtroppo sono la fascia più debole sul mercato, li pagano la metà. Lo stesso per le badanti, le romene prendono 6-700 euro al mese, la metà delle filippine».
I motivi?
«In tanti casi la loro è un’immigrazione di fortuna, non conoscono le leggi, non sanno a chi rivolgersi. A Roma non esiste un vero luogo di incontro della comunità romena. Un’area esiste, all’Anagnina, ma è molto dequalificata. Noi pensiamo all’area fra via Ostiense e circonvallazione Ostiense, alla stazione Garbatella della metro B. Anche di questo vogliamo ragionare con Alemanno, vedere se è possibile riunirci lì».
Rapine, spaccio, sfruttamento della prostituzione. Come spiega che uno straniero su due in galera è romeno?
«C’è anche un altro modo di fare i conti. Su centomila romeni che vivono a Roma, quelli che stanno in carcere sono 2-300, una minoranza. In Romania non c’è delinquenza, le leggi sono molto severe. Se rubi una gallina, lì fai 5 anni di galera. Molti preferiscono venire qui, dove se li beccano stanno dietro le sbarre poche ore ed escono. Però i romeni che vivono qui non ne possono più, c’è tanta gente fra loro che si ammazza di fatica, onestamente. In Italia servono leggi più severe. E anche più polizia per strada».
Quanti sono i romeni a Roma?
«Il dato è di dieci giorni fa: 60mila regolari, 100mila compresi gli irregolari».
Perché tanti irregolari?
«Perché i datori di lavoro non hanno convenienza a metterli in regola. Li pagano meno, li sfruttano. E senza i documenti a posto è dura».