I «ruee», ovvero i primi spazzini

Gli scatti storici saranno sistemati su pannelli in corso Vittorio Emanuele

Se oggi sapete come differenziare i rifiuti di casa è tutto merito del senso pratico dei brianzoli.
La storia della raccolta dei rifiuti a Milano, ormai lunga cento anni, sarebbe stata diversa senza lo spirito imprenditoriale di quel lembo di terra che non ha mai temuto di rimboccarsi le maniche. Prendiamo i ruee: erano brianzoli che agli inizi del Novecento arrivarono a Milano per recuperare la spazzatura dalla rueera, ovvero da quell'angolo di cortile dove i condomini accumulavano i loro scarti. Piccoli imprenditori dalle mani svelte, i ruee istituirono nei pressi di Cascina Gobba il loro quartier generale: Villaggio degli spazzini veniva chiamato con pochi giri di parole l'insediamento dove centinaia di persone raccoglievano l'immondizia e riuscivano a recuperare una trentina di tipologie di rifiuti, dal vetro agli stracci.
Il business durò poco: l'Italia fascista mal tollerava l'iniziativa individuale e durante il Ventennio la gestione dei rifiuti divenne materia di Stato. Nasce così la Duomo spa che, dalla sede di via Olgettina, sviluppò una più moderna tecnologia nel recupero e nella selezione dei rifiuti. Il resto è storia recente: dopo il boom degli anni Cinquanta, arrivarono gli inceneritori (il primo nel '68, in via Zama) e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani permise di recuperare energia da immettere nella rete dell'Aem (nel '75, con l'apertura dell'impianto di via Silla).
Tutto questo e molto altro è raccontato in «Amsa cento anni. 1907-2007» un libro (ora in corso di stampa) nato per celebrare il centenario dell'Azienda municipale di servizi ambientali. Fu infatti nel 1907, sotto la giunta di Ettore Ponti, che Milano stabilì che fosse il Comune il responsabile della gestione della nettezza urbana. Nome, organizzazione e tecniche usate dall'azienda sono mutati nel tempo: nel volume, arricchito da interessante materiale fotografico tratto dall'Archivio storico di Milano e redatto grazie alla preziosa testimonianza dei dipendenti più anziani, si raccontano i cento anni di Amsa e in filigrana si legge la storia della nostra città. Alcune foto tratte dal libro e sistemate su grandi pannelli saranno sistemate da giovedì lungo corso Vittorio Emanuele. Dall'urbanizzazione dei primi del Novecento alle serie divise degli spazzini di quartiere, dal boom di rifiuti degli anni Sessanta (plastica in primis) alla nascita del primo forno di incenerimento, quello di via Zama. Nonostante la tecnologia permise di bruciare nel nuovo impianto di via Silla i rifiuti secchi per ricavarne energia, la «Milano da bere» degli anni Ottanta produceva una quantità di spazzatura enorme: bisognava trovare nuove soluzioni. Ci pensò il socialista Luigi Vertemati, nell’86 assessore regionale all'Ambiente, a promuovere la raccolta differenziata ma solo nel '95, sotto la giunta Formentini, questa pratica diventerà obbligatoria nelle nostre case. Oggi le sfide di Amsa per avvicinare Milano agli standard nordeuropei riguardano l'impiego dei macchinari: abbandonate le ramazze, moderni «sweepy jet» permettono la pulizia delle strade senza spostare le macchine (ed evitando l'incubo della multa).
Da giovedì in corso Vittorio Emanuele una mostra di 24 pannelli illustrerà ai milanesi quanto narrato nel volume che sarà distribuito in quasi 8mila copie a dicembre, quando una nuova ala del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano sarà dedicata al ciclo integrato dei rifiuti.